«Tetti bucati, per i lavori definitivi dovranno lasciare le case»
USSITA – Prima il terremoto, poi anni di attesa per tornare nelle proprie case. Ora, quasi dieci anni dopo quel dramma, alcune famiglie del cratere rischiano di dover vivere una nuova emergenza.
È il paradosso lasciato dalla violenta grandinata che martedì ha colpito anche l’entroterra maceratese, danneggiando diverse Soluzione abitative d’emergenza realizzate dopo il sisma del 2016. Perché il danno più amaro è proprio questo: chi oggi vive nelle Sae potrebbe essere costretto a lasciare nuovamente la propria abitazione quando partiranno i lavori necessari per sistemare definitivamente i danni provocati dalla violenta grandinata.
Il bilancio
A Ussita il bilancio è pesante. «Abbiamo 89 Sae e almeno una settantina hanno riportato danni – spiega Silvia Bernardini, sindaco di Ussita –.
Una ventina hanno avuto problemi molto seri, con veri e propri buchi nei tetti e infiltrazioni d’acqua all’interno delle abitazioni». Per le situazioni più gravi è già intervenuto l’Erap con primi interventi di messa in sicurezza, così da permettere alle famiglie di rimanere all’interno delle abitazioni.
«Sono però soluzioni temporanee – aggiunge la prima cittadina – perché quando si dovrà intervenire in maniera definitiva sui tetti, alcune persone dovranno necessariamente essere spostate per consentire i lavori». La grandinata ha lasciato segni anche sul resto del patrimonio pubblico e privato. «Abbiamo lampioni danneggiati, edifici comunali con pannelli fotovoltaici distrutti e strutture in fase di completamento della ricostruzione che hanno subito danni a lucernari e impianti».
La paura
A rendere ancora più drammatica la giornata è stato quanto accaduto al campo scout sempre a Ussita, dove erano presenti 75 ragazzi. «La grandine ha sorpreso i giovani all’interno delle tende – racconta Bernardini –. I responsabili ci hanno chiamato perché, vista anche la posizione del campeggio e la strada sterrata per raggiungerlo, non riuscivano a spostare da soli i ragazzi». Il Comune ha quindi organizzato il rientro: i giovani sono stati accompagnati a valle e poi riconsegnati alle famiglie. Colpita anche Pieve Torina, dove il sindaco Alessandro Gentilucci, presidente della Provincia di Macerata, parla di una nuova ferita per il territorio: «Le aree Sae sono state investite duramente da un evento eccezionale». Nella frazione Appennino tutte le Sae hanno riportato danni, con circa 50 persone coinvolte, mentre altre criticità si registrano nella zona di Casavecchia.
«I tetti non hanno resistito alla violenza dei chicchi di grandine», spiega Gentilucci. Il Comune ha già avviato le procedure per la richiesta dello stato di calamità e sono partiti i primi interventi per mettere in sicurezza le coperture. «Siamo intervenuti rapidamente per consentire alle persone di rimanere nelle proprie abitazioni», sottolinea il primo cittadino. Colpite dal maltempo anche Visso e Castelsantangelo sul Nera.
La Sopravvissana dei Monti Sibillini, a Macereto di Visso, azienda agricola simbolo della resilienza dopo il terremoto del 2016, ha avuto danni a recinzioni, strutture e mezzi agricoli, con ferite riportate anche da alcuni animali. «Abbiamo rivissuto la stessa sensazione di paura e impotenza provata quel 30 ottobre 2016», affermano i titolari. Sul fronte istituzionale il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli ha assicurato attenzione massima alla situazione: «Abbiamo avviato un monitoraggio costante sui danni provocati dalla grandinata nei Comuni del cratere – spiega – e siamo in contatto con i sindaci e con Erap per organizzare i primi interventi sulle Sae».




