Friuli Venezia Giulia

Terre rare, cordata Marghera-Ravenna-Verona e Trieste per la gestione

14 giugno 2026 – 07:00 – Sembra prendere forma il progetto di un sistema di porti nel Nord Adriatico utilizzati dall’Italia e dall’Unione Europea per lo stoccaggio delle materie prime critiche e delle terre rare. Non sarà Trieste, ma Porto Marghera il polo principale, affiancata da Ravenna, dall’interporto di Verona e dallo scalo giuliano. Si era già parlato del progetto tanto a livello governativo, quanto europeo; allo stesso modo però si è discusso di tanti altri progetti come l’utilizzo dello scalo come stock di idrogeno verde, come centro per la trasmissione dati via cavi sottomarini e (davvero tanto) come snodo del grano dall’Ucraina. Se nessuno di questi progetti si è mai concretizzato, lo scenario delle terre rare sembra avere quantomeno la prova sostanziale di una visita a Porto Marghera da parte del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso insieme al vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Prosperità e la Strategia industriale Stéphane Séjourné; nell’occasione è stato annunciato che i lavori potrebbero partire in autunno in un’area già individuata, di proprietà ENI, destinata pertanto ad accogliere questo materiale singolarmente prezioso, del quale l’Europa è povera e la Cina ricca. Il deposito a sua volta sarà l’ingranaggio di un meccanismo logistico del quale faranno parte anche Trieste, Ravenna e l’interporto di Verona. Le terre rare si sposteranno infatti via ferrovia verso l’entroterra, tramite il Brennero. Inoltre l’idea è di sottoporre a lavorazione i materiali strategici, preparandoli all’utilizzo in coesione con la miniera di Tassullo nel Trentino. Come già osservato con riferimento ai porti nord Adriatici, il concorrente rimane il Nord, in special modo Rotterdam. In ogni caso non può non essere conveniente per l’Unione Europea disporre di molteplici siti di stoccaggio di terre rare, specie considerando la ricchezza di collegamenti trasportistici e ferroviaria che, dal Nord Est, si sviluppano verso il ventre austro-tedesco.

“L’Italia è in campo con un progetto di sistema per rafforzare il proprio ruolo nelle nuove catene del valore europee”, ha dichiarato il ministro Urso. “Per posizione geografica, infrastrutture e forza manifatturiera, il Nord-Est può rappresentare una porta d’accesso strategica per le materie prime critiche necessarie all’industria europea, garantendo approvvigionamenti rapidi e sicuri al cuore produttivo del continente. In questo quadro Porto Marghera, insieme agli altri siti, rappresenta una piattaforma logistica e industriale naturale, inserita in un ecosistema già attivo nel riciclo, nella trasformazione e nelle nuove filiere tecnologiche. È su questa capacità di sistema che l’Italia intende contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti e all’autonomia industriale europea”, ha concluso.

“La sovranità europea sulle materie prime critiche non si costruisce soltanto attraverso obiettivi: si costruisce con azioni concrete”, ha dichiarato il Vicepresidente Séjourné. “La candidatura italiana con il progetto pilota – ha aggiunto – è un’iniziativa particolarmente interessante, perché mette infrastrutture e competenze nazionali al servizio dell’intera Europa”. “La coalizione dei volenterosi, di cui l’Italia fa parte, rappresenta già di per sé una tappa fondamentale per radicare in modo duraturo la nostra politica di indipendenza, resilienza e solidarietà nel settore delle materie prime critiche”, ha concluso.

Articolo di Zeno Saracino




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