Terni, battaglia sui parcheggi: chiesti 12 milioni al Comune, Tar riconosce 176mila euro

di Daniele Bovi
Era «manifestamente sovrastimata» e basata «su meri assiomi» la richiesta di risarcimento monstre – quasi 12 milioni di euro – fatta dalla società Parcheggi Italia al Comune di Terni. Non essendo arrivato un accordo tra le parti (Palazzo Bazzani per chiudere la controversia offriva 9mila euro), a dipanare la matta ci ha pensato il Tar dell’Umbria con una sentenza depositata nelle scorse ore.
Il caso La vicenda ruota attorno alla gestione del parcheggio interrato di Largo Manni. Tutto nasce da una concessione firmata nel lontano 1992, con cui il Comune affidava a Parcheggi Italia la costruzione e la gestione della struttura per una durata potenziale di 87 anni, suddivisa in tre periodi di 29 anni. Negli anni successivi però sono emerse tensioni sul rispetto di alcuni impegni presi dall’amministrazione. Un primo punto fermo era già arrivato in tribunale. Con una sentenza del 2022 il Tar aveva riconosciuto che il Comune non aveva rispettato alcuni obblighi contrattuali e che quindi la società aveva diritto a un risarcimento. La decisione era stata poi confermata dal Consiglio di Stato l’anno dopo. Restava però da stabilire quanto spettasse in concreto alla società.
Le inadempienze Secondo quanto già accertato dai giudici, le inadempienze del Comune riguardavano in particolare due aspetti. Il primo era il ritardo nell’istituire la sosta a pagamento in alcune vie vicine al parcheggio, in particolare in via Bazzani e in corso del Popolo. L’idea di fondo era semplice: rendere a pagamento i posti in superficie avrebbe dovuto incentivare l’uso del parcheggio sotterraneo. Invece l’introduzione delle strisce blu è avvenuta con grande ritardo: in corso del Popolo in parte nel 1998 e in parte addirittura nel 2008, mentre in via Bazzani solo nel 2019.
Largo Manni Il secondo punto riguarda Largo Manni stesso. Dopo la realizzazione del mercato coperto, tra il 2010 e il 2013, l’area in superficie sarebbe stata lasciata alla sosta gratuita e incontrollata. Solo nel 2013 sono state installate barriere per regolare gli accessi. Anche questo, secondo i giudici, ha inciso negativamente sugli incassi del parcheggio interrato. Quando si è trattato di quantificare il danno, le distanze tra le parti sono diventate enormi. Il Comune, nell’aprile di un anno fa, ha messo sul tavolo una proposta di 9mila euro, limitando il danno sostanzialmente a pochi mesi del 2011. Parcheggi Italia, al contrario, ha chiesto oltre 5 milioni e 600mila euro come capitale, che con interessi e rivalutazione arrivavano a quasi 12 milioni.
La sentenza Il Tar ha bocciato in modo netto l’impostazione della società. I giudici hanno sottolineato che, pur essendo già stato riconosciuto il diritto al risarcimento, spettava comunque alla società dimostrare in modo concreto l’entità del danno. Invece Parcheggi Italia ha rifiutato di fornire una contabilità dettagliata relativa al parcheggio di Largo Manni, sostenendo di non avere dati separati per quel singolo ramo di attività. Una spiegazione che il collegio ha definito implausibile: non è credibile, in sostanza, che un’impresa non sia in grado di ricavare i dati economici di una specifica attività che gestisce.
Sovrastima Questa mancanza di documentazione ha avuto un peso decisivo. I giudici hanno chiarito che il rifiuto di collaborare non può trasformarsi in un vantaggio per chi chiede il risarcimento. Per questo hanno scelto di procedere a una stima autonoma, basata su criteri prudenziali e sull’esperienza comune. La richiesta della società è stata definita manifestamente sovrastimata perché ipotizzava, tra le altre cose, che il 50 per cento degli automobilisti che parcheggiavano in strada si sarebbe automaticamente spostato nel parcheggio sotterraneo. Secondo il Tar si tratta di un’assunzione irrealistica. Non tutti, ovviamente, sono disposti a pagare, e molti preferiscono comunque la sosta in superficie.
I calcoli Nel ricalcolare il danno, il tribunale ha adottato parametri molto più cauti. Ha ipotizzato un tasso medio di occupazione dei posti pari al 50 per cento, una propensione al pagamento del 25 per cento e, per le vie più distanti come corso del Popolo, una percentuale di effettivo spostamento verso il parcheggio interrato limitata al 10 per cento. Dai ricavi teorici così stimati è stato poi sottratto un 15 per cento per tenere conto dei costi di gestione e manutenzione legati a un eventuale maggiore afflusso di auto. Il risultato finale è una cifra molto lontana da quella richiesta dalla società: il Tar ha quantificato complessivamente il danno in 176.072,69 euro.
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