Tasse, il divario Nord-Sud, Potenza e Matera in fondo alla classifica Irpef
Irpef 2024, a Potenza si pagano in media 4.353 euro, a Matera 4.191, contro i 9.066 di Milano. Redditi più bassi e benessere meno diffuso nel Sud
La pressione fiscale aumenta ma la distribuzione sul territorio nazionale della tassazione mostra qualche squilibrio di troppo. Non tanto nel confronto su quanto alla fine si paga ma, piuttosto, sulla diversa produzione di reddito, ovvero la base della tassazione. In sostanza, laddove si sborsano più soldi, c’è anche una maggior circolazione di denaro. E allora, come emerso dall’analisi della Cgia di Mestre, a Milano si pagano più tasse ma, a fare da contrappeso, è la presenza di una migliore (e più corposa) diffusione dei servizi e, in linea di massima, un benessere maggiore rispetto alle aree del Paese (incluse le province lucane, dove ne vige una) in cui si applicano le aliquote più basse.
IRPEF, I LUCANI E IL SUD PAGANO MENO, IL DATO DI POTENZA E MATERA
I meneghini, nel 2024, hanno versato mediamente 9.066 euro di Irpef a testa su un reddito medio complessivo di 34.803 euro, mentre a Potenza i versamenti sono stati “appena” di 4.353 euro medi pro capite, a fronte di un reddito pari a 20.738 euro. Un raffronto piuttosto emblematico tra la prima della lista (Milano) e l’ottantanovesima provincia della graduatoria che, come le restanti del Sud Italia, finisce per pagare meno ma nel contesto di un benessere meno diffuso e di una capacità di spesa più limitata. Risultato più o meno simile anche a Matera: 4.191 euro di Irpef su 20.356 di redditi prodotti.
L’ANALISI DELLA CGIA
Secondo gli analisti della Cgia, la distribuzione del peso fiscale risponde non solo al criterio dell’applicazione delle aliquote ma nella loro progressività. Ovvero, nel momento in cui si produce un reddito più elevato, sarà di conseguenza applicata un’aliquota più alta, al fine di compensare le entrate fiscali alla capacità di generare welfare. «Per questo le aree con il prelievo più pesante sono, in linea di massima, anche quelle in cui si guadagna di più. I dati sul reddito complessivo medio dichiarato lo confermano».
IL DATO DELLA LOMBARDIA
In questo senso, l’area lombarda finisce per guidare la graduatoria anche come estensione territoriale visto che, in termini di redditi prodotti, al primo posto di Milano segue il terzo della provincia di Monza-Brianza (30.578 euro) e il quarto di Lecco (29.906). Roma, ad esempio, non va oltre il settimo posto, con 28.643 euro di reddito medio e un versamento medio Irpef di 7.536 euro. In pratica, in proporzione, sulla Capitale grava un peso fiscale maggiore rispetto alla sua capacità di produrre redditi.
IL PESO FISCALE
Su 43 milioni di contribuenti circa, sono i lavoratori dipendenti a sopportare il peso fiscale maggiore, in quanto la categoria lavorativa più rappresentata (24,1 milioni), seguita dai pensionati (14,5 milioni). Le Partite Iva, invece, sono appena 1,6 milioni, con l’esclusione però degli autonomi beneficiati da misure ad hoc: «Le ultime quattro Leggi di Bilancio hanno alleggerito il peso fiscale su buona parte delle famiglie, degli autonomi e delle microimprese: dall’innalzamento della soglia della flat tax per i lavoratori autonomi, al taglio del cuneo fiscale per mezzo dell’accorpamento dei primi due scaglioni di reddito con la riduzione dell’aliquota al 23 per cento e della riduzione al 33% dell’aliquota del secondo scaglione. Queste misure hanno ridotto il peso delle imposte sulle famiglie. Tuttavia, considerando le risorse già stanziate dai governi precedenti e le misure di natura temporanea, il beneficio per i nuclei familiari si attesta a 33,3 miliardi».
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