Puglia

Tangenti a Lerario, chiesti 9 anni di reclusione per Donato Mottola

Rischia 9 anni di reclusione Donato Mottola, l’imprenditore di Noci coinvolto nello scandalo Lerario per una tangente da 20mila euro che sarebbe stata pagata all’ex capo della Protezione civile pugliese, in cambio dell’affidamento di alcuni lavori nel periodo della pandemia da Covid alla sua società, la Dmeco. La richiesta di condanna è stata fatta dal procuratore Roberto Rossi, mentre i suoi difensori, gli avvocati Vito Belviso ed Elisa Marabelli, ne hanno chiesto l’assoluzione. Mottola ha sempre negato di aver versato tangenti a Lerario, ma sarebbe stato incastrato da alcune intercettazioni telefoniche che lo resero famoso per l’espressione ‘manzetta’.

Mottola fu arrestato a dicembre 2021 con Lerario e il foggiano Luca Leccese, l’altro imprenditore immortalato dalle telecamere della guardia di finanza mentre consegnava all’ex dirigente una busta con 10mila euro. Lerario e Leccese hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato e, per questa vicenda, l’ex capo della Protezione civile ha scontato una condanna (definitiva) a quattro anni e quattro mesi di reclusione. Mottola, invece, ha scelto il dibattimento. La tangente sarebbe stata consegnata all’interno di un cesto natalizio con un pezzo di manzo pregiato, proprio quella ‘manzetta’ della quale parlava al telefono con la moglie non sapendo di essere intercettato. Il processo è stato rinviato al 2 luglio per repliche.




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