Supplenze docenti 2026, perché nei bollettini ci sono più nomine sul sostegno che su materia?

Nel Question Time del 21 settembre 2026 su OrizzonteScuola TV, condotto da Andrea Carlino con la partecipazione di Sonia Cannas, docente ed esperta in normativa scolastica, è stato fatto il punto sulle operazioni ancora in corso per la copertura delle cattedre, tra graduatorie, supplenze e interpelli.
Tra i quesiti affrontati, quello relativo alla forte presenza nei bollettini di nomine sul sostegno, a fronte di un numero più contenuto di incarichi su materia.
“Sul sostegno ci sono molti posti in organico di fatto che non possono essere utilizzati per le immissioni in ruolo”, è stato spiegato durante la diretta.
Sul sostegno pesa l’organico di fatto
Secondo quanto chiarito da Cannas, una parte consistente dei posti di sostegno appartiene all’organico di fatto.
Questi posti non vengono destinati alle assunzioni a tempo indeterminato e devono quindi essere coperti attraverso incarichi a tempo determinato, spesso con scadenza al 30 giugno.
Su materia il quadro è diverso
Per gli insegnamenti curricolari, invece, organico di diritto e organico di fatto tendono maggiormente a coincidere.
Questo riduce, rispetto al sostegno, il numero di posti che emergono successivamente come disponibilità annuali da assegnare tramite supplenza.
Da dove arrivano le supplenze al 30 giugno su materia
Le disponibilità su materia fino al termine delle attività didattiche derivano soprattutto da situazioni che si determinano nel corso delle operazioni di organico.
Tra gli esempi richiamati nella diretta figurano part-time, aspettative e congedi annuali, che possono liberare spezzoni o posti da coprire temporaneamente.
Il numero di nomine riflette la diversa struttura degli organici
“La presenza di molte più supplenze sul sostegno dipende quindi anche dal modo in cui sono costruiti gli organici”, è stato precisato nel corso del Question Time.
La differenza tra sostegno e materia nei bollettini non dipende soltanto dallo scorrimento delle graduatorie, ma anche dalla quantità di posti che restano strutturalmente disponibili per incarichi a tempo determinato.
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