Suonare e sognare, il progetto del musicista perugino: «Restare è rivoluzionario»

di Beatrice Bernardini
«Un viaggio strumentale attraverso l’ambient, il rock, l’elettronica e la psichedelia, partendo dalle radici del pianoforte classico». Nel pieno del momento di crisi per la musica live, il polistrumentista perugino Tommaso Donati presenta il suo quarto progetto solista dal titolo “Altri Mari, Altri Pianeti”. Un album che è 100 per cento radicato sul territorio, tra Perugia e il Crimson studio di registrazione di Magione. L’appuntamento è per venerdì 22 maggio alle 21.30 al cinema Zenith di Perugia, con ingresso libero e gratuito. Ad accompagnare Donati ci saranno Leonardo Fortunati alla chitarra, Francesco Busti alla batteria e Luca Mariani al basso.
Tommaso Donati, classe 1996, ha iniziato a studiare pianoforte classico e solfeggio a sei anni all’Accademia nazionale d’arte musicale ‘Maurizio Mastrini’, proseguendo poi nel percorso di formazione con lo studio della batteria con il maestro Diego Petrini, e della chitarra con il maestro Simone Matteucci. Insieme all’attività solista, Donati è dal 2015 il tastierista dei NUR., band synth-rock di Perugia con cui ha pubblicato i dischi “Àlea” (2019) e “A cosa serve questa paura” (2023), fino ad approdare alle musiche per immagini con il progetto elettroacustico “Caligari” (2023). Umbria24 l’ha incontrato per raccontare il suo lavoro.
Ultimamente a Perugia la musica live è tornata al centro del dibattito pubblico e l’ambiente musicale della città sta attraversando un profondo momento di crisi con la stretta sui locali. Come si concilia la tua scelta di presentare il tuo album 100 per cento perugino con la situazione circostante?
Come persona che fa musica per passione e non professionalmente credo che sia nostra responsabilità dare speranza, impegnarsi e provarci. In questo modo le persone che amano la musica live possono vedere che la musica c’è e continua, perché se l’offerta non c’è o è sempre meno, la gente poi non la cerca. Personalmente continuo a fare quello che mi piace fare, nonostante l’impegno necessario per organizzare dei concerti: il fatto che non ci siano possibilità o che siano poche non deve essere un deterrente a farlo, perché altrimenti tutto finisce completamente. Bisogna fare rete, creare occasioni, dare sostegno alle realtà e alle associazioni che organizzano attività di questo tipo e nel frattempo sperare che le cose migliorino.
Questo album ha infatti molto a che fare con la tua scelta di rimanere in Umbria. Molti pensano che ci siano poche opportunità qui – o proprio per niente.
Sì, rimanere a Perugia e quindi rimanere dove avevo messo le radici, dove avevo i miei amici, la mia famiglia e le mie cose, mi ha permesso di concentrarmi su me stesso, conoscermi e capire quello che doveva far parte della mia quotidianità: creare, fare musica. Forse, se fossi andato fuori non l’avrei potuto capire, quindi sì, sicuramente il rimanere in questa città per me ha significato questo, il capire che scrivere e fare musica doveva far parte delle mie giornate.
Parliamo dell’album. Qual è stato il percorso creativo e come si concilia questo titolo particolare, che invita a guardare oltre, ma rimanendo in un certo senso fermi?
Il concetto è proprio questo: pur restando dove si è sempre stati, cercare di guardare luoghi, persone e cose con un’ottica diversa. Il discorso di ‘andare oltre’ per me coincide con il trovare un’altra dimensione non cambiando luogo, ma cercando attivamente dei motivi che ci facciano sentire vivi, trovare attivamente un qualcosa che sei desideroso di fare alla fine della giornata lavorativa: altri mari, altri pianeti, in contrasto con la quotidianità. L’album nasce come una raccolta di brani, più che come album vero e proprio. Ho iniziato a scrivere i primi pezzi nel 2020, ma pian piano ho percepito che c’era una strada da percorrere. È un percorso lungo, racchiude i miei vent’anni: tutto quello che ho passato dal momento in cui ho iniziato a scrivere musica e percepire che questa poteva essere uno strumento per comunicare. Fa la somma delle domande di un ragazzo di vent’anni di Perugia che, pur sentendo la necessità di uscire dal proprio nido mentre le altre persone vanno via, sceglie di restare anche per poter portare avanti la musica: l’elemento più rivoluzionario di questo periodo, perché mi dà emozioni che altre cose non riescono a darmi.
Come racconteresti questo album a chi non sa cosa aspettarsi? Che tipo di approccio all’ascolto vorresti ci fosse?
Quando scrivo non voglio mai essere troppo incatenante. I titoli che scelgo normalmente sono molto ragionati, ci metto parecchio a trovare quello che mi permette di esprimere meglio il concetto. Però allo stesso tempo non voglio mai che sia una cosa troppo limitante. In questo album ogni pezzo ha due titoli legati ai due campi semantici del disco: lo spazio e il mare. Questo perché volevo dare delle suggestioni più che dei titoli, delle indicazioni generiche all’interno delle quali l’ascoltatore potesse comunque muoversi senza essere troppo vincolato. Questo proprio per dare spazio a ognuno di trovare la propria strada. O meglio la strada la indico io, poi quello che vedi intorno te lo immagini tu.
Visto che i brani raccolgono un periodo molto lungo, esperienziale e personale, sono molto differenti e analizzano anche temi differenti. Ma c’è qualcosa in particolare che secondo te emerge come tema?
Questo è l’album dei miei trent’anni e l’album che di fatto dedico alla musica stessa come elemento rivoluzionario della mia adolescenza. Questo disco per me veicola l’importanza di trovare un qualcosa che ci faccia sentire vivi. Un post-carpe diem, cioè non essere vivi e basta, ma essere consapevoli di esserlo attivamente: fare delle cose che facciano sentirci bene.
La scelta di realizzare un progetto che è 100 per cento made in Umbria è stata una scelta consapevole?
Esatto, a Perugia esiste una comunità molto ricca dal punto di vista artistico. Credo che fare rete sia con le realtà del territorio che si occupano professionalmente di musica, sia con le persone che attivamente suonano, si appassionano e si impegnano per diffondere la musica sul territorio, sia fondamentale.
La serata di presentazione è la prima assoluta. Da lì in poi cosa speri per il tuo album?
Volevo che la sua prima fosse maestosa, volevo dargli il giusto contesto, con le giuste persone, nel giusto momento. La serata è un’anteprima dell’album che ufficialmente uscirà alla fine di questo mese pertanto il sentiero non è ancora tracciato. Sicuramente avere la possibilità di comunicare quello che ho da dire ad altre persone in altri contesti mi renderebbe contento, ma vediamo cosa offrirà l’Umbria.
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