Su RaiPlay brilla uno dei film più intensi con Helen Mirren, da vedere stasera
C’è un genere cinematografico che i britannici maneggiano con una grazia semplicemente inarrivabile: la commedia sociale dal cuore d’oro, quella capace di strappare un sorriso lucido mentre, sotto traccia, prende a calci le storture del sistema.
Se poi a guidare la danza sono due pesi massimi del calibro di Jim Broadbent e Helen Mirren, il risultato smette di essere semplice intrattenimento per diventare una lezione di stile. L’occasione d’oro per recuperarlo è stasera, a costo zero, sulla piattaforma streaming RaiPlay, dove brilla Il ritratto del duca (The Duke), l’ultimo testamento cinematografico del compianto Roger Michell (il regista di Notting Hill).
Uscito nelle sale nel 2022 e basato su una storia vera che sembra scritta da un commediografo incline all’assurdo, il film ci riporta nella Newcastle del 1961. Qui incontriamo Kempton Bunton, un sessantenne con la fastidiosa e meravigliosa abitudine di dire sempre la verità e di battersi contro ogni ingiustizia sociale.
Tra una campagna per l’abolizione del canone BBC ai pensionati e un licenziamento e l’altro, la vita domestica di Kempton è un continuo braccio di ferro con la moglie Dorothy, interpretata da una Helen Mirren straordinariamente dimessa, inasprita dai dolori della vita e stanca di inseguire i sogni utopici del consorte.
La rapina del secolo (per beneficenza)
La svolta arriva quando il figlio minore dei Bunton, in un misto di emulazione e disperazione economica, riesce a sottrarre nientemeno che il ritratto del Duca di Wellington di Francisco Goya dalla National Gallery di Londra.
Kempton, anziché denunciare il ragazzo, decide di farsi complice dell’impresa, nascondendo il capolavoro nell’armadio di casa e chiedendo al governo inglese un riscatto singolare: la restituzione del quadro in cambio di un fondo di beneficenza per pagare il canone televisivo agli anziani e ai veterani di guerra.
È l’inizio di una commedia degli equivoci deliziosa, dove il reato si trasforma in un atto di pura redistribuzione della ricchezza, una sorta di Robin Hood proletario che usa la tela di un duca per sfamare la dignità dei dimenticati.
A sorreggere l’intera impalcatura è l’irresistibile duetto tra i due protagonisti. Jim Broadbent regala una prova magistrale nei panni di questo donchisciotte contemporaneo, un bugiardo patologico ma animato da una purezza d’animo disarmante.
Dall’altra parte della barricata domestica, Helen Mirren compie un vero e proprio miracolo sottrattivo. Spogliata di ogni regalità e carisma hollywoodiano, l’attrice premio Oscar (che di recente ha difeso Tom Hardy sulla questione MobLand) dà corpo e voce a una donna d’altri tempi, spaventata dalla povertà e ancorata a una dignità domestica che mal tollera le bizzarrie rivoluzionarie del marito. La sua Dorothy Bunton è il contrappeso perfetto, l’elemento di realtà che impedisce al film di scivolare nella favola buonista.
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