Calabria

Studenti in piazza e scontri a Roma, Rizzo (Consulte Calabria): «Inaccettabile quello che è successo ieri davanti al ministero»

«Quello che è successo ieri a Roma, davanti al Ministero dell’Istruzione, è inaccettabile e merita una riflessione seria. Solo io e i miei colleghi sappiamo quanto impegno, tempo e sacrifici abbiamo dedicato a quel palazzo per rappresentare gli studenti di tutta Italia. Lo abbiamo fatto con serietà, attraverso il dialogo con le istituzioni, il confronto e la diplomazia. Ci siamo battuti per i nostri diritti sedendoci ai tavoli istituzionali, avanzando proposte e cercando soluzioni concrete. Perché è così che si costruiscono i cambiamenti, con la competenza, la determinazione e la responsabilità». Lo sottolinea in un comunicato il portavoce del Coordinamento regionale delle Consulte studentesche della Calabria, Antonio Emanuel Rizzo. «Trovo profondamente sbagliato – prosegue la nota – vedere il diritto di manifestare trasformarsi in occasioni di scontro, devastazione e ostilità nei confronti delle istituzioni. Manifestare non significa essere autorizzati a tutto. Il dissenso non può diventare una giustificazione per qualsiasi comportamento. Si può protestare, si può contestare il Governo, si possono chiedere investimenti nell’edilizia scolastica e condizioni di studio migliori. Sono rivendicazioni legittime. Ma se davvero si vuole migliorare la scuola, bisogna dimostrarlo anche attraverso il rispetto dei luoghi, delle persone e delle istituzioni. Altrimenti, le proprie rivendicazioni rischiano di perdere credibilità».

«Mi preoccupa, inoltre, il peso che certe ideologie sembrano avere nelle mobilitazioni studentesche. E sì, credo sia necessario parlare apertamente del rischio di indottrinamento nelle scuole. La scuola non deve diventare il megafono di una parte politica, né un luogo in cui si insegna agli studenti chi odiare e contro chi schierarsi. Deve formare cittadini capaci di pensare autonomamente, informarsi, ragionare e mettere in discussione qualsiasi ideologia, senza preclusioni. L’antifascismo non può essere soltanto uno slogan da esibire in piazza, così come la pace non può essere una parola da pronunciare mentre si alimentano tensioni e contrapposizioni. I valori si dimostrano con i comportamenti, non con le bandiere o con gli slogan. Chi rivendica libertà e democrazia dovrebbe essere il primo a rispettare il dissenso altrui e a rifiutare ogni forma di violenza», conclude la nota di Rizzo.


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