Stranezze di città, c’era una volta il “pulisci caditoie”
Federica Esposito ha scritto su Abitare A Roma del 12 febbraio 2026 “Roma sotto assedio dell’acqua. La perturbazione che sta interessando la Capitale nella giornata di giovedì 12 febbraio 2026 ha messo in ginocchio interi quadranti cittadini e diverse aree della provincia, con ripercussioni pesanti sulla viabilità e decine di interventi dei soccorritori. Fin dalle prime ore del mattino il traffico si è attestato su livelli da bollino rosso, soprattutto lungo le direttrici di accesso alla città, dove rallentamenti e chiusure stanno complicando gli spostamenti di pendolari e automobilisti”.
Nel primo mattino del 12 febbraio 2026 un condòmino di un palazzo di via Francesco Tovaglieri, stufo dell’inerzia della pubblica amministrazione è sceso in strada indossando gli stivaloni di gomma, ha attraversato largo Serafino Cevasco strapieno di acqua piovana e con un bastone completo di spirale flessibile ha “sturato” le caditoie per rimuovere foglie, fango e rifiuti mai raccolti. Il senso civico di questo cittadino ha sostituito l’inerzia della pubblica amministrazione.
In un paio di ore le fogne del V Municipio hanno risucchiato tutta l’acqua che ricopriva il grosso spiazzo pubblico. Ciò che è rimasto sull’asfalto, dalle foglie fradice, all’immondizia, al terriccio e ai detriti vari rimarrà li chissà per quanto tempo, e al prossimo temporale largo Cevasco si riempirà di nuovo di acqua.
Guardando quel cittadino mi è tornato in mente il “pulisci caditoie” degli anni intorno al 1970, oggi operatore dei servizi tecnici. Quel lavoro di una volta era costante e ciclico, preventivato prima di ogni autunno.
Con la precipitazione in atto non ho potuto utilizzare la mia bicicletta. Ho approfittato di un passaggio in macchina da Tor Tre Teste a Centocelle impiegando 40 minuti per coprire i circa due chilometri di strada. Quindici minuti solo per attraversare via Palmiro Togliatti al semaforo di via Molfetta. Avevo un appuntamento alle 10 in piazza delle Iris. Sono sceso dalla macchina in via dei Faggi, ho percorso a piedi il marciapiedi di sinistra di via dei Frassini con in mano l’ombrello che mi ha riparato dalla pioggia battente e anche dall’acqua che scendeva copiosa dai balconi dei palazzi.
Avevo una signora davanti a me e, all’altezza del civico 151 di via dei Frassini, siamo finiti a mollo in un “laghetto”.
L’acqua piovana copriva l’intero marciapiedi e la sede stradale sino al civico 159, lambiva le vetrine della Delegazione ACI e l’androne di un condominio, l’acqua e la fanghiglia nascondevano i binari della linea tranviaria. Più pioveva e più Il “laghetto” si allargava, sino ad arrivare in viale delle Gardenie.
Per andare al marciapiedi opposto, con la signora, siamo tornati indietro sino a metà di via dei Frassini. Che idea infelice!, perché un veloce SUV guidato da un “simpaticone disattento” ci ha gettato addosso ettolitri di spruzzi d’acqua e fanghiglia.
Il V Municipio è da anni a conoscenza della problematica in quel luogo, ma non ha mai risolto nulla. L’acqua che mi è arrivata addosso e l’inerzia della pubblica amministrazione mi hanno fatto arrabbiare
La signora inzuppata con me ha richiesto sangue freddo e mi ha sollecitato la nostalgia di quegli anni in cui i “pulisci caditoie” erano attenti alla manutenzione ordinaria.
Mi ha detto “caro signore, quello che era la norma, oggi è diventato un evento raro”.
Noi cittadini oggi paghiamo la colpa della gestione stradale frazionata per competenze.
Con il CSIMU (Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana) che si occupa solo delle strade principali.
Con il Municipio che ha la competenza solo sulle strade secondarie e di quartiere.
Con l’Acea Ato 2 che gestisce solo la rete fognaria ma non la pulizia, anche superficiale, delle griglie.
Con l’AMA che, pur se coinvolta alla rimozione delle foglie e dei rifiuti sopra le caditoie, non riesce ad evitarne l’ostruzione.
Oggi molti interventi sono diventati “a guasto o in emergenza”, gli operatori dei servizi tecnici non pensano mai che le piogge sono spesso “bombe d’acqua“, anche la caditoia più pulita non riesce a smaltire la mole d’acqua che scende dal cielo. Nessun tecnico verifica, quindi ignora, che durante i rifacimenti stradali, sempre frettolosi, i residui di catrame finiscono per tappare i condotti.
Il nostro V Municipio, che comprende, tra gli altri, quartieri come Prenestino, Centocelle, Tor Pignattara, Pigneto e Alessandrino, è una delle aree dove il problema delle caditoie si presenta assiduamente, vista l’alta densità abitativa con la relativa immondizia pro capite e la presenza di moltissime strade alberate, con le foglie che sono il nemico numero uno delle caditoie.
Nel nostro V Municipio, purtroppo, la figura romantica del pulitore che passava di strada in strada con regolarità è stata sostituita da squadre che intervengono “solo su chiamata“, ignorando che una strada che non si allaga non è solo più pulita ma è soprattutto più sicura per i cittadini.
E davvero così impossibile coordinare tutte le strutture e gli enti preposti?
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