strage di raccolti ad Amandola e animali feriti nella notte

AMANDOLA Cinquanta quintali di mele da buttare. È questa la conta dei danni della violenta grandinata che si è abbattuta mercoledì notte nella zona di Amandola e Monte San Martino, mentre tutto il Fermano veniva spazzato da un vento violentissimo e da improvvisi rovesci. L’azienda agricola “Le Spiazzette”, che produce la mela rossa dei monti Sibillini ha messo tutto su Facebook: foto di strappate dagli alberi dalla violenza della natura, di vigne piegate e addirittura alberi dai rami spezzati. «Abbiamo perso anche duecento piante di pomodoro – spiega la titolare, Marina Gravucci – e le posso dire che è stata una grandinata davvero violentissima, come non se ne vedevano da molto tempo».
Le radici
«Le nostre piante – continua – hanno circa venticinque anni e, avendo radici profonde, non stavano soffrendo eccessivamente per il caldo violento di questi ultimi giorni: invece il colpo è arrivato dalla grandine. Una perdita stimata in circa diecimila euro». Ma non sono solo le colture ad aver avuto un danno importante a causa della grandine. Il campanello d’allarme per gli improvvisi eventi estremi è suonato nella zona anche per la zootecnia: «Ci sono state delle pecore d’allevamento in zona che hanno riportato ferite alle zampe nel tentativo di fuggire dalla grandine e cercare un riparo – spiega Gravucci – e so anche di altri animali che si sono feriti nel tentativo di cercare un riparo».
L’elicottero
Giovedì, in contrada Conti ad Amandola, un elicottero dei vigili del fuoco è dovuto intervenire per sollevare un cavallo che era finito (per cause che non sono ancora state chiarite) in un dirupo mentre per tutta la notte sono stati eseguiti interventi di pulizia di strade da tronchi spezzati e rami. «La potenza dello spostamento d’aria è stata così forte che qui si è spezzato addirittura anche un ramo di una quercia – spiega Gravucci – credo che sia importante per chi fa questo mestiere riflettere e tenere bene a mente, per il futuro, questa lezione che arriva dalla natura: il clima è cambiato e queste cose possono succedere in qualunque momento».
Una posizione che trova completamente d’accordo il presidente della Cia di Fermo, Macareta ed Ascoli Piceno, Matteo Carboni: «Finora si è parlato di caldo come causa di difficoltà per l’agricoltura. E lo capisco, perchè le temperature hanno raggiunto picchi importanti. Ma il vero problema per il momento non è l’afa, quanto quello che può succedere appena la temperatura si abbassa di un pochino. Bisogna attrezzarsi, sono scene che vedremo sempre più spesso. Consideri che la prossima settimana è previsto un nuovo calo delle temperature. È decisivo quindi sfruttare meglio i fondi per lo sviluppo rurale ma soprattutto è necessario lavorare in maniera più incisiva sulla gestione del rischio: sto parlando delle assicurazioni – spiega Carboni – che finora funzionano poco ma che invece vanno rese uno strumento efficace».




