«Stop al protocollo con la Fondazione Giulia Cecchettin nelle scuole»

Il consigliere regionale del Gm-Futuro Nazionale Stefano Valdegamberi chiede al ministro Valditara di non firmare il protocollo con la Fondazione Giulia Cecchettin per l’introduzione di programmi educativi nelle scuole, definendolo un “cavallo di Troia” ideologico. L’appello è stato lanciato venerdì 11 settembre 2026.
«Caro Ministro Valditara, è davvero convinto che la strada giusta per educare i nostri ragazzi sia quella di introdurre nelle scuole un’impostazione ideologica che rischia di trasformare il maschile in un genere da correggere e rieducare?» scrive Valdegamberi, citando alcune espressioni circolate nel dibattito — dalle «gabbie della maschilità» alla «presa di consapevolezza da parte del genere maschile», fino alla cosiddetta «educazione maschile femminista».
Il consigliere veneto respinge l’idea che la responsabilità educativa debba essere rivolta principalmente ai ragazzi in quanto maschi. «Noi rifiutiamo l’idea che un bambino debba essere educato a considerarsi potenzialmente colpevole semplicemente perché è nato maschio. La violenza, il bullismo, la sopraffazione e il mancato rispetto non hanno un genere. Le responsabilità sono individuali e personali. Anche una donna può commettere violenza, perseguitare, maltrattare o esercitare bullismo, così come un uomo può essere vittima di violenza e sopraffazione. Per questo crediamo in un’educazione al rispetto realmente bidirezionale: maschi verso femmine e femmine verso maschi; ragazzi verso ragazze e ragazze verso ragazzi».
Il ruolo degli adulti e dei social
Valdegamberi allarga poi il campo al comportamento degli adulti fuori dalla scuola. «La scuola deve insegnare il rispetto, la responsabilità, la legalità e la dignità della persona. Non deve trasformarsi in un luogo nel quale un’intera categoria di giovani viene rappresentata come un problema da ‘decostruire’. E c’è un’altra questione che merita di essere affrontata: l’educazione nasce innanzitutto dall’esempio degli adulti e dalla responsabilità delle famiglie. Se nelle piattaforme social troviamo quotidianamente messaggi sessisti – e Cecchettin dovrebbe saperlo – aggressivi o denigratori pubblicati proprio dagli adulti, è legittimo chiedersi quale esempio si continua a dare ai nostri figli. Non basta parlare di educazione al rispetto nelle scuole se fuori dalla scuola gli adulti offrono ai ragazzi modelli contraddittori. Non accettiamo che il contrasto alla violenza venga trasformato nella criminalizzazione del maschio in quanto genere».
L’appello al ministro
Nella parte conclusiva del comunicato, il consigliere formula una richiesta precisa. «Invito, pertanto, il Ministro Valditara» prosegue Valdegamberi «a non procedere con la firma del protocollo con la Fondazione Giulia Cecchettin, che considero un ‘cavallo di Troia’, per introdurre nelle scuole un’impostazione ideologica sul tema del maschile. È una preoccupazione che avevo espresso già in tempi non sospetti e per la quale fui duramente attaccato. Oggi, alla luce delle iniziative che si stanno prospettando, ritengo che quelle mie preoccupazioni siano diventate una realtà. Non si tratta di negare l’importanza dell’educazione al rispetto o della prevenzione della violenza. Al contrario: significa chiedere che questi obiettivi vengano perseguiti senza colpevolizzare un intero genere e senza trasformare la scuola in un luogo di indottrinamento ideologico. Essere maschio non è una colpa. Essere femmina non è un’attenuante. Nessun bambino è colpevole per il proprio sesso e nessuna bambina è vittima per definizione. La scuola deve educare persone responsabili, non categorie da rieducare. Al Ministro Valditara chiediamo quindi una cosa precisa: educazione al rispetto sì, ideologia no. L’educazione deve unire, non dividere. Deve responsabilizzare il singolo, non colpevolizzare un genere».
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