“Stipendi da fame e contributi negati”, la protesta degli ex Lsu/Lpu a Roma
Giovedì dicembre 2025 i lavoratori ex Lsu/Lpu della Calabria saranno a Roma, in piazza Vidoni, davanti al Dipartimento della Funzione Pubblica, per un flash mob finalizzato a sollecitare l’approvazione del Disegno di Legge n. 539 del 3 febbraio 2023, relativo al riconoscimento dei contributi previdenziali maturati negli anni antecedenti la stabilizzazione. Una mobilitazione che denuncia la paradossale condizione dei cosiddetti “più poveri della Pubblica Amministrazione”: dipendenti comunali, ma privi degli stessi diritti economici garantiti ad altre categorie del pubblico impiego.
«Lavoro nero legalizzato dallo Stato»
«Lo Stato ha fatto lavorare in nero i suoi dipendenti», dicono i rappresentanti del coordinamento dei lavoratori. Per oltre 15 anni infatti agli ex Lsu/Lpu non sono stati riconosciuti i contributi previdenziali, con un impatto gravissimo sulle future pensioni.
A pesare, inoltre, sono i salari ritenuti del tutto insufficienti: in molti comuni calabresi restano in vigore contratti part-time da 14 a 26 ore settimanali, con compensi che in numerosi casi non superano i 700 euro al mese. Una condizione definita «mortificante» da chi ogni giorno garantisce servizi fondamentali nei territori.
Il 90% della forza lavoro nei Comuni calabresi
I numeri raccontano la dimensione del problema: circa 4.500 lavoratori ex Lsu/Lpu operano in oltre 360 comuni della Calabria, rappresentando quasi il 90% della forza lavoro impiegata negli enti locali. Un’anomalia strutturale che, secondo gli organizzatori della protesta, rischia di trasformarsi in una vera emergenza sociale nel prossimo futuro.
«Siamo molto preoccupati – affermano Romolo Cozza, Giulio Pignataro, Oreste Valente, Giovanni Conforti, Giovanni Muto e Gino Pettinato del coordinamento – perché con l’andata in quiescenza della stragrande maggioranza di noi, migliaia di famiglie calabresi rischiano di vedere crollare i propri redditi sotto la soglia di povertà».
Il percorso di mobilitazione mira ad attirare l’attenzione del Governo, della Regione Calabria, dei sindacati e di tutti gli attori istituzionali affinché si intervenga urgentemente per garantire dignità a chi «ha dato tanto per la collettività calabrese e si ritrova oggi, dopo quasi 30 anni di lavoro, ancora a dover lottare per i propri diritti».
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