Stadio Dall’Ara, le parole di Fenucci

A margine della doppia presentazione di Helland e Shom, l’Amministratore Delegato rossoblù Claudio Fenucci si è intrattenuto con i giornalisti per fare il punto in casa Bologna. Tra i tanti temi toccati, particolare risalto è stato dato all’argomento stadio Dall’Ara, una situazione tornata prepotentemente in auge negli ultimi giorni e che ancora non sembra trovare soluzione.
Lo “stallo alla messicana” (o meglio all’italiana) pare senza fine, con un avvilente ping-pong di responsabilità che si rimpallano da un campo all’altro da anni, decisamente troppi anni. Nel mentre, la candidatura della città ad ospitare le gare degli Europei 2032 è già svanita e Fenucci ha così provato a fotografare la spinosa situazione chiarendo alcuni punti chiave.
Garanzia di competitività
Vitale per il mantenimento del club a grandi livelli, uno stadio moderno garantirebbe introiti, visibilità e la possibilità di una progettualità a lungo termine. Cosa ormai assodata in questo mondo e che accade già praticamente in tutta Europa.
“Tra qualche anno i ricavi degli impianti supereranno quelli dei broadcaster tradizionali e allora bisognerà essere pronti”, ha specificato Fenucci, “oltre, ovviamente, a evitare che i tifosi si bagnino assistendo alle partite nei giorni di pioggia, qualcosa di incredibile nel 2026”.
Al di là di questo sacrosanto incipit, però, c’è bisogno di districare una matassa aggrovigliata, una giungla fitta e complessa, fatta di spese al rialzo e tempistiche infinite. “Dal canto nostro possiamo mantenere le nostre premesse iniziali, con 100 milioni tra capitali e debito poi, però, serviranno altri interventi. La partnership pubblico-privato era l’intuizione giusta del 2018, ma è successo di tutto e i costi sono lievitati da 140 a 220/230 milioni, una scenario che non possiamo più affrontare senza l’ingresso di altri capitali”, ha sottolineato il dirigente rossoblù. “Siamo dunque parte di un percorso e la proposta non può più venire da noi. Non andremo in Comune dicendo di voler fare lo stadio nuovo, perché non ci sono le giuste circostanze”, ha proseguito, “ma siamo pronti ad ascoltare tutte le varie proposte per regalare al club e alla città un progetto funzionale alla crescita collettiva, un po’ come è successo per il basket in fiera”.
L’apertura di un impianto del tutto nuovo, quindi, sembra lontana ma non completamente accantonata.
Tempistiche certe
Cosa molto importante, come già accennato, sono i tempi di realizzazione e Fenucci lo ha rimarcato con vigore. “Ogni opera pubblica superiore a 100 milioni ci mette 10 anni per essere realizzata in questo paese e questo non può essere accettato. Quindi”, ha concluso Fenucci, “qualsiasi cosa verrà fuori nel prossimo periodo dovrà avere tempi di costruzione più veloci rispetto a quelle comunemente note. Lo stadio, ribadisco, rappresenta il futuro per il club e soprattutto per i tifosi: serve muoversi rapidamente”.
Insomma, praticamente la vera novità è che non ci sono novità.
Le reazioni
Ovviamente la situazione alimenta il dibattito pubblico e all’ombra delle Due Torri i commenti piovono copiosi da entrambi gli schieramenti politici.
Per Zanni (presidente di Confabitare e aspirante sindaco), “Uno stadio che funziona due domeniche al mese è un costo, mentre una struttura che si vive tutto l’anno è qualcosa di virtuoso: negozi, servizi e eventi creano posti di lavoro e più sicurezza, valorizzando il quartiere. Non c’è una prospettiva chiara sul Dall’Ara e la teoria che non possa essere ceduto è una semplificazione”.
Un argomento, quello dello stadio, che ha tenuto banco anche in Consiglio Comunale, come riferito da Gabriele Giordani di Fratelli d’Italia: “Chiediamo un’udienza conoscitiva da mesi e in sede di Question Time nessuno ha risposto. Servono interventi e risposte precise, perché cittadini e tifosi non meritano di essere presi in giro”.
Anche il leghista Matteo Di Benedetto interviene sarcastico, domandandosi se questa inattesa apertura del sindaco alla costruzione di un nuovo impianto possa essere stata indirizzata da qualche “intrusione da dietro alle quinte”. “Non è che qualcuno”, spiega Di Benedetto, “vorrebbe portare Saputo a investire su un terreno dove sorge un centro commerciale che sta fallendo per aiutare qualche realtà amica?”
A fare da contraltare, dalla maggioranza, arriva puntuale la risposta di Detjo Begaj di Coalizione Civica: “Il progetto di ristrutturazione del Dall’Ara era stato concordato e presentato assieme al club, con l’Amministrazione che aveva anche messo sul piatto 40 milioni che sarebbero potuti finire per altre politiche. Dopodiché chi deve metterci i soldi? Perché questo è il problema più complesso: giocatori e presidenti vanno e vengono il Bologna e il Dall’Ara restano”. Mentre a chiudere il giro dei pareri politici ci pensa Claudio Mazzanti del PD: “Qualcuno dice che facciamo favori ad altri, ma andiamo a vedere gli altri chi erano nelle operazioni portate avanti dagli ex candidati sindaci contro sindaci del centro sinistra e lì si scopre il giochino”.
In poche parole, il solito teatrino all’italiana …
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