Cultura

Squarepusher – Kammerkonzert | Indie For Bunnies

“Kammerkonzert” è un lavoro molto, molto ostico ma estremamente interessante e di altissima qualità. Richiede almeno tre o quattro ascolti per essere apprezzato in pieno.

Con questo disco, Squarepusher sembra guardarsi allo specchio dopo trent’anni di carriera. Non è tanto una svolta ma un ritorno alle sue ossessioni: velocità, complessità, collisione tra mondi. Tutto questo filtrato però attraverso una tavolozza “acustica”, orchestrale.

Credit: Donald Milne

L’idea di fondo è chiara: togliere il primato alla batteria elettronica e sostituirla con un sistema di equivalenze timbriche. Non più breakbeat, ma clavicembali, glockenspiel, pianoforti preparati, fiati nervosi. Il risultato è una specie di drum’n’bass senza batteria, o meglio: una drum’n’bass traslata nella musica da camera.

Brani come “K10 Terminus” o “K13 Vigilant” funzionano proprio così: inseguimenti tra archi e tastiere che simulano la funzione ritmica del beat, mentre linee melodiche iperbarocche si moltiplicano fino alla saturazione. L’effetto è quello di un Mozart accelerato fino al collasso, o di una partitura classica letta da un sequencer impazzito.

“Kammerkonzert” somiglia più a una variazione che a una trasformazione. Cambiano i suoni (moltissimo) ma le logiche profonde restano quelle di sempre: iperattività ritmica, montaggio frenetico, virtuosismo.

“Kammerkonzert” è un disco nervoso, ostile, ma anche estremamente elegante. Non ha la violenza digitale di “Go Plastic”, né l’impatto più diretto di lavori recenti, ma possiede una grande lucidità compositiva.

È come se Jenkinson si fosse chiesto: posso ottenere lo stesso livello di frenesia senza usare la batteria?

Attraverso gli anni Squarepusher ha attraversato sostanzialmente quattro fasi:
anni ’90 – 2000: distruzione del ritmo
anni 2000: reinserimento del corpo e del jazz
anni recenti: riflessione sul proprio linguaggio
“Kammerkonzert”: totale astrazione. Squarepusher prende tutto ciò che ha fatto e lo svuota del suo elemento più immediato (il beat), lasciando solo la struttura nervosa.


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