Smartphone e social a scuola, la pedagogista Grassi: “Necessari educazione digitale e responsabilità condivisa tra famiglie e docenti” [VIDEO]

La diffusione capillare di smartphone, social e internet ha modificato profondamente il tessuto sociale e le dinamiche educative.
Maria Angela Grassi, presidente nazionale dell’ANPE (Associazione Nazionale dei Pedagogisti Italiani), ha analizzato il fenomeno in un’intervista rilasciata a Orizzonte Scuola. La pedagogista ha evidenziato come questi strumenti abbiano un impatto diretto su scuola, apprendimento e sviluppo dei minori.
La Camera francese ha approvato un provvedimento che vieta l’uso dei social ai ragazzi sotto i 15 anni. Anche in Italia il dibattito è acceso e diverse proposte di legge sono all’esame del Parlamento. La presenza di dispositivi digitali è ormai ubiqua: bambini piccolissimi utilizzano i telefoni dei genitori in qualsiasi contesto, dai mezzi di trasporto agli spazi pubblici.
Il ruolo della scuola e delle famiglie nell’uso consapevole
La demonizzazione degli strumenti digitali non rappresenta una soluzione efficace secondo Grassi. Gli insegnanti devono ricevere una formazione adeguata per educare bambini e ragazzi a un utilizzo consapevole della tecnologia. La responsabilità educativa non può gravare esclusivamente sulla scuola.
Le famiglie hanno un ruolo cruciale e devono offrire un esempio positivo. “Gli adulti che poi vietano ai ragazzi di utilizzare questi strumenti sono i primi che li utilizzano in maniera smodata“, ha dichiarato la presidente ANPE.
I dispositivi digitali possono essere integrati nella didattica, ma la pedagogista si oppone all’uso dello smartphone durante le ore di lezione. All’esterno dell’ambiente scolastico, i genitori devono stabilire regole chiare sui tempi e le modalità di utilizzo.
Educazione digitale e centralità della relazione umana
Internet ha sostituito l’enciclopedia tradizionale come strumento di ricerca e apprendimento. La facilità di accesso alle informazioni comporta però nuove sfide educative.
L’overdose informativa richiede che bambini e ragazzi sviluppino capacità critiche per selezionare e valutare i contenuti. L’intelligenza artificiale amplifica ulteriormente questa problematica: alcuni la utilizzano persino per ottenere diagnosi mediche. Genitori e scuola devono fornire gli strumenti necessari per navigare in questo scenario complesso.
Grassi ha sottolineato un aspetto fondamentale: “Quello che ha più valore nella trasmissione dei contenuti, del sapere, sia la relazione con altre persone“. L’educazione digitale non può prescindere dal contatto umano. La chiusura relazionale che colpisce molti ragazzi deriva proprio dalla mancanza di competenze nel confronto diretto con gli altri.
Intervista video a cura di Patrizia Montesanti
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