Sisma 2016, il Nunzio Apostolico a Camerino per il decennale del terremoto – Cronache Fermane
La presenza del Nunzio Apostolico per l’Italia e per la Repubblica di San Marino Monsignor Edgar Peña Parra, ha segnato la giornata di commemorazione del decimo anniversario del sisma del 2016, promossa a Camerino dall’Arcivescovo Francesco Massara. Un appuntamento di alto valore civile, religioso e simbolico, che ha riunito i Vescovi della Conferenza Episcopale Marchigiana, il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il Commissario Straordinario alla Ricostruzione Guido Castelli, la sottosegretaria al Mef Lucia Albano, tanti sindaci del cratere maceratese, i rappresentanti della Soprintendenza e della Caritas tra cui don Marco Pagniello, Direttore di Caritas Italiana.
Momento centrale delle celebrazioni è stata la solenne Concelebrazione Eucaristica nella Basilica di San Venanzio, presieduta dal Nunzio Apostolico Monsignor Edgar Peña Parra. Un’occasione per ricordare le sofferenze delle comunità colpite e il cammino di ricostruzione intrapreso in questi dieci anni.
Dolore, attese e speranza per una terra che, a dieci anni dal terremoto, continua a ricostruire. Nell’omelia nella Basilica di San Venanzio a Camerino, il Nunzio apostolico ha portato la vicinanza spirituale di Papa Leone XIV, ricordando le vittime e le ferite della sequenza sismica iniziata il 24 agosto 2016, con le successive scosse del 26 e 30 ottobre: migliaia di famiglie fuori casa e centinaia di chiese danneggiate o distrutte. Ha richiamato il lavoro comune dello Stato, delle istituzioni, della Chiesa e della società civile, con l’augurio che i paesi tornino pienamente abitati e i giovani trovino il proprio futuro nelle aree interne, contrastandone lo spopolamento.
La giornata si è aperta con una visita al centro storico di Camerino e al Museo Diocesano “Monsignor Giacomo Boccanera”, autentico scrigno d’arte e bellezza, ospitato nel Palazzo Arcivescovile, restituito alla città un anno fa dopo gli interventi di recupero dai danni del sisma, con un affaccio ritrovato nella centrale Piazza Cavour. Un luogo che ha segnato il ritorno a casa di tante opere d’arte, testimonianze preziose della storia, della fede e dell’identità del territorio. Alcune di queste torneranno nelle chiese di provenienza di Camerino, man mano che gli edifici saranno recuperati e restituiti alla preghiera e alla vita delle comunità.
Il Museo Diocesano centro di bellezze e motore per il turismo. Dalla riapertura un anno fa ad oggi, il Museo Diocesano di Camerino ha registrato oltre 11700 visitatori: un’affluenza che testimonia la capacità attrattiva del patrimonio artistico e religioso custodito nel museo, con presenze provenienti da tutta Italia e da numerosi Paesi esteri. Sul fronte nazionale, le provenienze più frequenti riguardano, oltre alle Marche, Lazio, Lombardia, Toscana, Umbria, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Puglia e Abruzzo. Significativa anche la dimensione internazionale, con visitatori provenienti da 35 Paesi esteri. Tra le presenze più frequenti figurano Inghilterra, Francia, Germania e Svizzera, seguite da Brasile, Canada, Stati Uniti, Messico, Portogallo, Giappone e Argentina. Un pubblico internazionale che raggiunge Camerino anche da realtà geograficamente molto lontane, confermando il valore del Museo Diocesano come luogo di cultura, bellezza e valorizzazione del patrimonio artistico dell’Appennino centrale.
Intanto prosegue la ricostruzione degli altri grandi edifici monumentali della città, tra cui il Duomo, i cui lavori dovrebbero concludersi entro un anno, segnando un ulteriore passo nel percorso di rinascita del centro storico.
«La presenza del Nunzio Apostolico a Camerino conferisce a questa giornata un significato particolarmente profondo e testimonia la vicinanza della Santa Sede alle popolazioni dell’Appennino centrale» – ha dichiarato il Commissario Straordinario Guido Castelli –. A dieci anni dal terremoto, il nostro primo dovere resta quello della memoria, ma abbiamo anche la responsabilità di guardare avanti e dare continuità al percorso di rinascita. Camerino è uno dei luoghi che più profondamente hanno vissuto le conseguenze del sisma. Dopo anni di immobilità, oggi il centro storico brulica di cantieri e tornano progressivamente a vivere edifici e luoghi che custodiscono l’identità della comunità. Il Palazzo Arcivescovile, restituito alla città un anno fa, e il Duomo, per il quale si prospetta la conclusione dei lavori entro il prossimo anno, sono testimonianze concrete di un percorso che sta restituendo a Camerino i suoi principali riferimenti identitari, spirituali e culturali. Le chiese rappresentano presìdi di memoria, cultura e coesione sociale, luoghi nei quali le comunità riconoscono le proprie radici. La loro ricostruzione è parte integrante di una strategia più ampia, che punta a restituire all’Appennino le condizioni per tornare a essere un territorio attrattivo, sicuro e vitale».
«La visita del Nunzio Apostolico è un segno di grande attenzione e vicinanza verso una terra che ha conosciuto il dolore della distruzione, ma che non ha mai smesso di coltivare la speranza – ha sottolineato l’Arcivescovo Francesco Massara –. In questi dieci anni la Chiesa ha accompagnato le nostre comunità, condividendone le difficoltà e sostenendo il desiderio di ricominciare. Il recupero delle chiese e degli edifici religiosi significa restituire alle persone luoghi nei quali riconoscersi, ritrovarsi e custodire la propria storia. Ogni chiesa che riapre rappresenta una comunità che ritrova una parte della propria identità. Ma sappiamo che la ricostruzione non riguarda soltanto le pietre: riguarda le persone, le famiglie, i giovani e i legami che tengono unite le comunità. Per questo è fondamentale continuare a lavorare insieme, con uno sguardo attento soprattutto a chi vive ancora situazioni di fragilità».
«A dieci anni dal sisma del 2016, la presenza del Nunzio Apostolico a Camerino rappresenta un segno importante di vicinanza alle comunità marchigiane e un’occasione per riflettere sul cammino compiuto e sulle sfide che ancora ci attendono. La ricostruzione del patrimonio religioso è una delle priorità del nostro impegno, perché le chiese, soprattutto nei borghi dell’entroterra, sono luoghi di fede, ma anche custodi della storia, dell’arte e dell’identità delle nostre comunità. La riapertura del Palazzo Arcivescovile e del Museo Diocesano, così come l’avanzamento dei lavori del Duomo, testimoniano i risultati di un percorso che stiamo portando avanti con determinazione, grazie alla collaborazione tra Regione Marche, Struttura commissariale, Arcidiocesi e istituzioni locali. Il nostro obiettivo è restituire pienamente questi luoghi alle comunità, nella consapevolezza che la rinascita dell’Appennino passa anche attraverso la tutela delle sue radici e la capacità di costruire nuove prospettive per le generazioni future» ha dichiarato il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli.
«Ringrazio l’Arcivescovo Francesco Massara per aver promosso questa importante giornata di memoria e riflessione, impreziosita dalla presenza del Nunzio Apostolico, a dieci anni dalla terribile scossa del 26 ottobre 2016 che ha segnato profondamente la nostra città. Camerino sta ritrovando, pezzo dopo pezzo, i suoi luoghi e la sua identità, grazie a un grande lavoro di squadra che vede impegnati il Comune, l’Università, l’Arcidiocesi e la Struttura commissariale. Oggi compiamo un altro passo concreto con la riapertura del parcheggio di viale Emilio Betti, un’infrastruttura strategica per il centro storico. Nel giro di qualche mese tornerà in funzione anche la parte meccanizzata, che consentirà di raggiungere il cuore della città in maniera più agevole. Un altro risultato importante, raggiunto grazie alla collaborazione con la Struttura commissariale, che testimonia come la ricostruzione stia progressivamente restituendo a Camerino servizi, spazi e nuove prospettive di futuro» ha dichiarato il sindaco di Camerino, Roberto Lucarelli.
Nel pomeriggio, al Complesso D’Avack, il convegno promosso dalla Caritas regionale ha offerto un momento di approfondimento sulla situazione del territorio a dieci anni dal sisma e sul percorso di ricostruzione sociale e comunitaria. Un’occasione per riflettere sulle conseguenze di lungo periodo del terremoto, sui bisogni ancora presenti e sull’importanza di accompagnare la ricostruzione fisica con il rafforzamento delle relazioni e della coesione sociale.
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