Sinner salta anche Shangai, il medico: “Serve tempo per il ginocchio, carriera lunga più importante del calendario”
Sinner salta anche Shangai, il medico: “Serve tempo per il ginocchio, carriera lunga più importante del calendario” (Adnkronos) –
La notizia ufficiale del forfait di Jannik Sinner al Masters 1000 di Shanghai, che è arrivata con una storia dell’azzurro su Instagram, e segue a ruota la sofferta rinuncia al torneo di Pechino, ha inevitabilmente alimentato ulteriormente la preoccupazione degli appassionati di tennis e di tutti i tifosi del numero 1 del tennis mondiale. “Sebbene il numero uno abbia dichiarato di aver sperato fino all’ultimo in un rientro rapido, la scelta di prolungare lo stop conferma come la problematica al ginocchio sia complessa e richieda estrema cautela”, analizza con l’Adnkronos Salute il medico-fisiatra Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’UniSalento e segretario generale della Società italiana di medicina fisica e riabilitativa (Simfer).
Sinner non gioca un match ufficiale dalla finale vinta a Wimbledon a luglio. Negli ultimi 3 mesi, ha saltato 5 tornei, compresi gli US Open. “Pur non potendo formulare valutazioni cliniche sul caso specifico in assenza di notizie dirette, la scelta di soprassedere a impegni agonistici di tale caratura e rinunciare a punti preziosi per il ranking indica la presenza di una condizione che evidentemente controindica le sollecitazioni di un torneo di tennis, specialmente se sul cemento come a Shangai”, spiega l’esperto, secondo cui “la decisione dello staff medico impone la lucida capacità di anteporre la longevità della carriera agonistica all’urgenza del calendario. Affidarsi a trattamenti mirati concede alle strutture corporee il tempo biologico imprescindibile per guarire, abbattendo il rischio di cronicizzazione o recidive e garantendo all’atleta il futuro ritorno alla massima competizione nella totale sicurezza”. Parola d’ordine: prudenza. “Il tennis moderno, caratterizzato da scambi ad altissima intensità, continue frenate e violenti cambi di direzione, anche su superfici dure, genera forze di taglio e compressione ripetute che possono superare la naturale capacità di auto-riparazione dei tessuti – sottolinea Bernetti – Contrariamente a quanto si possa pensare, la letteratura scientifica evidenzia che la maggior parte degli infortuni in questo sport colpisce gli arti inferiori, i quali rappresentano tra il 30% e il 65% della totalità dei traumi nel circuito d’élite, superando nettamente le problematiche a carico di spalla e gomito”.
Tra questi, “gli infortuni al ginocchio interessano circa il 10-15% della casistica globale e nel 60-70% dei casi sono legati a microtraumi ripetuti e a un’usura progressiva. Fra le patologie da overuse più frequenti spiccano le tendinopatie, come quella rotulea e quadricipitale e anche la sindrome della Bendelletta ileo-tibiale, che è una delle diagnosi sospettate nel caso di Sinner – ragiona il medico fisiatra – Quando un atleta di vertice è costretto a prolungare il proprio allontanamento dai campi ritardando il rientro significa che ci si trova di fronte a un processo patologico persistente che ha bisogno di tempo per guarire. Può trattarsi della severa persistenza di una tendinopatia che stenta a regredire. Un’altra condizione che può essere provocata dalle continue sollecitazioni e torsioni, nei casi più severi, è l’edema dell’osso subcondrale, un versamento all’interno dell’osso spongioso. Condizioni di questa natura, come ampiamente documentato dalla letteratura scientifica, dilatano inesorabilmente le tempistiche di recupero, rendendo un rientro precoce non solo doloroso, ma clinicamente pericoloso per il rischio di danni strutturali”. E “probabilmente anche questo è stato sottolineato al campione Italiano nel corso del recente controllo medico condotto a Lione”, osserva Bernetti.
“Generalmente – continua l’esperto – la gestione medica di un infortunio di questa entità richiede l’implementazione di un protocollo riabilitativo multimodale e strettamente personalizzato in cui, per favorire il recupero, è essenziale anche sottrarre l’articolazione agli stress della competizione, nonché una valutazione biomeccanica completa. Fondamentale l’esercizio terapeutico che in una fase di scarico può essere effettuato come idrochinesiterapia, poiché l’esercizio in acqua consente di mantenere il tono muscolare e la mobilità riducendo drasticamente l’impatto gravitazionale, lavorando in perfetta sinergia con le terapie fisiche strumentali. Strumenti come le onde d’urto focali, la laserterapia ad alta potenza e i campi elettromagnetici pulsati (Cemp) possono essere utili, con questi ultimi particolarmente indicati per favorire il riassorbimento dell’edema osseo”.
Parallelamente, spiega ancora Bernetti, “ci si può avvalere di terapie infiltrative sotto guida ecografica, che spaziano dai nuovi formulati a base di acido ialuronico, all’ozonoterapia, metodica capace di garantire una potente azione antinfiammatoria, antiedemigena e analgesica locale senza gli effetti collaterali degenerativi associati ai corticosteroidi. A scopo strutturale possono essere infiltrati inoltre dispositivi a base di collagene per favorire la riparazione meccanica della matrice extracellulare, mentre l’impiego del Plasma ricco di piastrine (Prp) risulta indicato per stimolare attivamente i processi biologici di rigenerazione cellulare profonda”.
