Sinner batte Norrie e pensa alla sveglia: “Sbagliato giocare troppo tardi la sera”
Poco meno di un’ora e mezza per battere l’amico Norrie, con tanta sicurezza che a un certo punto si è pure concesso un momento di distrazione: ora Jannik Sinner nei quarti di finale di Madrid aspetta di incontrare il vincente tra il fenomeno diciannovenne Jodar e Kopriva. La vittoria dell’azzurro non è mai stata un istante in discussione: 2 set (6-2, 7-5), per la precisione un’ora e 26 minuti di gioco, in cui Sinner ha gestito la situazione da numero uno del mondo.


Jannik sorride: “Partita solida, bene il servizio”
Era la prima volta che i 2 si incontravano sul serio. Jannik sorride: «Ci siamo allenati a lungo insieme, però in una partita è tutto diverso. E le condizioni, qui (terra rossa ma 700 metri di altitudine, ndr), sono diverse da tutte le altre: non è semplice, trovare le sensazioni giuste. Anche perché a Madrid non ho fatto molte esperienze, in passato. Ma alla fine credo che la mia sia stata una partita abbastanza solida, ho cercato di restare mentalmente nell’incontro e di alzare il livello nei momenti importanti». Dal fondo, uno come Norrie non può neanche lontanamente pensare di sorprenderlo: e infatti Jannik ha dominato gli scambi più lunghi. Al servizio, le percentuali delle prime palle sono tutto sommato in linea: 62% con l’81% di successo, 8 ace. Soprattutto ha funzionato la seconda, sempre in kick e a uscire altissima, ma ogni volta con traiettorie imprevedibili, in particolare nel primo set. «Ho servito bene, e sono stato aggressivo nelle fasi importanti».
Il vero avversario? La sveglia. “Orari di gioco da rivedere”
Nato in Sudafrica e cresciuto in Nuova Zelanda, grande tifoso degli All Blacks di rugby, Cameron Norrie è partito a testa bassa come una terza linea con la palla ovale: ma vinto a zero (4 servizi vincenti, 2 ace) il game d’esordio, ha subìto un parziale di 5-0. Sinner ha chiuso 6-2 in 35 minuti. Nella seconda frazione, nel quinto gioco l’italiano ha ottenuto un break che sembrava definitivo. «Invece non sono riuscito ad andare avanti», ammette. Forse un po’ distratto, ha ceduto il proprio turno di battuta e il match si è trascinato fino al 5 pari con qualche piccolo errore («L’importante è che tu sia convinto», gli ha urlato l’allenatore Simone Vagnozzi): è arrivato un altro break dell’azzurro, che ha poi chiuso autorevole nel game seguente. Forse il vero pericolo per Jannik, notoriamente dormiglione, poteva essere l’orario di gioco (stamani erano in campo alle 11) e una sveglia in anticipo. «Nessun problema, sto a quello che chiedono gli organizzatori. Però in questo torneo si rischia anche di finire di giocare dopo la mezzanotte. Diciamo che bisogna chiedere molto al proprio corpo, per adattarsi. Forse certi orari si dovrebbero rivedere».
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