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Sinistra avanti ma in calo. È il peggior risultato dal 1901: per governare serve il centro

Una vittoria di Pirro quella che la premier uscente danese Mette Frederiksen (nella foto) e i Socialdemocratici raccolgono alle elezioni anticipate svolte ieri in un clima complicato, tra il caso Groenlandia e la crisi in Iran. La maggioranza sembra adesso essere una chimera, per cui si aprirà una lunga fase di trattative che vedranno verosimilnente l’ex premier Lars Lokke Rasmussen, leader dei Moderati, come ago della bilancia per la formazione del nuovo esecutivo. Per il partito del primo ministro in carica il 19,02% ottenuto è il peggior risultato dal 1901, circostanza che determinerà lunghe settimane di negoziati per la formazione di una coalizione, con una probabile alleanza con il centro. A ciò si aggiunga che i liberali di Venstre, guidati dal ministro della Difesa uscente Troels Lund Poulsen, non avrebbero raggiunto il 10%, incassando il peggior risultato di sempre. Per cui l’8% di Rasmussen sarà oltremodo prezioso e varrà politicamente il doppio.

Frederiksen puntava a un terzo mandato consecutivo, nonostante i consensi in calo e un Parlamento frammentato, e con due macro variabili sul voto: il caso Groenlandia e il malcontento interno a causa di economia e migrazioni. Il costo della vita e il welfare hanno inciso parecchio nel voto popolare, al pari delle tensioni internazionali sul territorio autonomo del Regno di Danimarca, che tra l’altro ha due seggi nel Parlamento. Per questa ragione la campagna elettorale ha suscitato un interesse maggiore rispetto al solito, in virtù delle recenti dichiarazioni del generale dell’aeronautica statunitense Gregory Guillot, secondo cui gli Stati Uniti e la Danimarca stavano negoziando un maggiore accesso statunitense alle basi militari in Groenlandia. E senza dimenticare le rivelazioni della Bbc sui piani danesi per rendere inutilizzabili le piste di atterraggio dell’isola in caso di una possibile invasione americana. Per questa ragione ieri il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, aveva dichiarato che le elezioni politiche in Danimarca erano le più importanti nella storia del territorio autonomo danese, ambito dal presidente statunitense Donald Trump.

A questo punto Frederiksen è attesa ad un bivio: se punterà a una maggioranza di centro, dovrà concedere qualcosa di “sociale” del suo programma di coalizione, come una mini patrimoniale o una spiccata attenzione alle politiche sociali; se invece vorrà

replicare una coalizione centrodestra insieme ai liberali allora punterà forte sull’immigrazione. Ma nessuna mossa potrà essere fatta senza la pedina chiave rappresentata da Rasmussen, al contempo zavorra e ancora di salvezza.


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