Marche

sindacati in allarme per i tagli a pulizie, lavanderia e guardaroba – Cronache Fermane

Riceviamo e pubblichiamo dal segretario generale della Camera del Lavoro Cgil Alessandro De Grazia, il comunicato stampa delle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl Marche, Filctem Cgil e Femca Cisl Marche, in merito ai tagli ai servizi di pulizia, lavanderia e guardaroba dell’Ast 4 di Fermo.

«Si è tenuto mercoledì scorso l’incontro richiesto dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl Marche, Filctem Cgil e Femca Cisl Marche con l’Ast di Fermo, per porre all’attenzione dell’Azienda le ripercussioni economiche e contrattuali sulle lavoratrici e sui lavoratori occupati nei servizi di pulizia e lavanderia-guardaroba dell’Ospedale Murri di Fermo e delle strutture periferiche. Le preoccupazioni riguardano la scelta della Direzione dell’Azienda sanitaria territoriale di razionalizzare questi servizi.

Dall’incontro emergono forti preoccupazioni per le ricadute che i tagli previsti ai servizi di pulizia, lavanderia e guardaroba del Murri e di tutti i presidi del territorio rischiano di avere sulle persone coinvolte e sulla qualità dei servizi erogati. Ancora una volta, a pagare il prezzo delle scelte organizzative ed economiche rischiano di essere le lavoratrici e i lavoratori, con possibili ripercussioni sui salari e sulle condizioni di lavoro.

A questo si aggiunge il rischio concreto di un peggioramento della qualità di servizi essenziali per il funzionamento delle strutture ospedaliere, fondamentali per garantire igiene, sicurezza e dignità a pazienti e operatori sanitari. Riteniamo inaccettabile che il contenimento dei costi, presentato come “razionalizzazione”, possa tradursi in un ulteriore sacrificio per chi ogni giorno garantisce, con il proprio lavoro, servizi indispensabili alla sanità pubblica. È necessario individuare soluzioni che tutelino pienamente l’occupazione, il reddito e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, senza compromettere la qualità dei servizi e la sicurezza nelle strutture sanitarie.

Le lavoratrici e i lavoratori delle pulizie e della lavanderia-guardaroba negli ospedali rappresentano un presidio fondamentale per l’igiene e per contrastare possibili infezioni, oltre a contribuire a garantire un ambiente sicuro per pazienti, medici, infermieri e tutto il personale. Eppure, chi lavora nelle pulizie ospedaliere continua a fare i conti con condizioni di lavoro insostenibili, stipendi inadeguati e una cronica mancanza di tutele.

Parliamo di lavoratrici e lavoratori con part-time involontari, che subiscono scelte imposte. Per le addette al guardaroba, i tagli significherebbero una riduzione del 50% delle ore lavorate: da 18 a 9 ore settimanali per chi opera nei presidi ospedalieri del territorio.

La richiesta delle organizzazioni sindacali è di rivedere questa decisione, anche in vista dell’apertura del nuovo ospedale a Campiglione di Fermo. Come annunciato dalla stessa Direzione sanitaria, l’apertura dovrebbe avvenire nella prima metà del 2027, anche se la data certa deve ancora essere definita.

Le organizzazioni sindacali chiedono risposte celeri e strategie di razionalizzazione diverse, che non incidano su servizi essenziali come le pulizie e l’igiene nei presidi ospedalieri, a beneficio di tutti.

Molte lavoratrici operano con contratti part-time involontari di poche ore settimanali e stipendi che non garantiscono una vita dignitosa. Ora rischiano di ritrovarsi con turni spezzati, con l’aggravio di ulteriori costi di spostamento.

La Regione Marche ha l’importante responsabilità di indirizzare le Ast verso percorsi virtuosi, che rilancino la qualità del Servizio sanitario pubblico senza trascurare la dignità di chi ogni giorno lavora per tutelare la nostra salute.

Possiamo ancora una volta sostenere che i continui ribassi nelle gare d’appalto riducono il personale in turno. Meno persone devono coprire la stessa superficie ospedaliera, compromettendo la salute di chi lavora nelle strutture e quella dei pazienti che vi accedono per cure e visite. È quello che oggi sta succedendo nella nostra provincia. Se le decisioni non verranno riviste, saremo costretti alla mobilitazione e alla proclamazione dello stato di agitazione».


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