Calabria

Silenzi e amarezze nel centrodestra in Calabria: il trionfo delle Regionali è un ricordo. Al Sud il “caso Reggio”

Bocche cucite (o quasi) nel centrodestra calabrese. Qualche dichiarazione sporadica (come quella della sottosegretaria meloniana Wanda Ferro), mentre il grosso delle comunicazioni è affidato a brevi telefonate e scambi di messaggi tra i colonnelli della coalizione. Non si fa sentire Roberto Occhiuto: il governatore posta sui propri canali social un video che lo ritrae insieme ad alcuni studenti della Luiss per parlare del loro futuro, ma si tiene alla larga dai commenti sulla consultazione referendaria che ha fatto segnare una sconfitta per i sostenitori della riforma Nordio.
La delusione è palpabile, inutile negarlo. Calabria e Sicilia – regioni dove i No hanno prevalso di gran lunga -, storicamente “granai” della maggioranza oggi al governo, si sono rivelate terre amare per Meloni e company. «Deludente» è l’aggettivo più utilizzato dalle parti di Palazzo Chigi per descrivere il risultato conseguito nell’estremo sud della Penisola. E anche se la linea è mantenere i nervi saldi e ribadire che non ci saranno contraccolpi, a Roma come a Catanzaro, sono ore di riflessioni. Le analisi riguardano il voto sui territori e le percentuali conseguenti, con l’eccezione della provincia di Reggio Calabria (qui ha vinto il Sì) dove la macchina organizzativa dell’azzurro Francesco Cannizzaro ancora produce risultati concreti. Le conversazioni informali di Occhiuto con i principali responsabili dei partiti alleati e con i suoi colleghi di Forza Italia servono a rinsaldare i rapporti in un momento delicato.
Certo, immaginare oggi ripercussioni sugli assetti attuali della Regione significa disegnare scenari lontani dalla realtà, ma è indubbio che la valanga di No espressa dai calabresi rappresenta un campanello d’allarme per una coalizione uscita largamente vittoriosa dalle Regionali dello scorso autunno.
Qualcosa non ha funzionato nella campagna referendaria del centrodestra; il resto l’hanno fatto ampia parte della magistratura (con il procuratore Nicola Gratteri in testa), le forze politiche del centrosinistra e tutto quel mondo dei corpi intermedi vicino al campo progressista. Uno schieramento composito, eterogeneo, eppure in grado di dimostrarsi maggioranza tra gli elettori.
Non ci sono timori di un logoramento, d’altronde la legislatura a Palazzo Campanella è appena iniziata. Eppure tra gli eletti alla Regione serpeggiano dubbi su quello che sarà il futuro. Le mosse della premier Giorgia Meloni e quelle di Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi vengono seguite con estrema attenzione.
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