siglato un protocollo con l’Ausl a supporto dei bimbi con disabilità

Un nuovo modello di inclusione prende forma nei nidi d’infanzia del territorio dell’Unione della Romagna Faentina. È stato infatti recentemente siglato un accordo tra il Servizio infanzia dell’Unione e l’unità operativa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza di Ravenna dell’Ausl Romagna, che introduce per la prima volta una procedura omogenea e un documento di programmazione unico per i bambini con disabilità nella fascia d’età da zero a tre anni.
Il provvedimento va a colmare una lacuna storica del sistema nazionale. Se per le scuole di ogni ordine e grado esistono da tempo indirizzi definiti per l’integrazione e modelli ministeriali previsti dalla legge quadro nazionale sulla disabilità, i nidi d’infanzia ne sono sempre rimasti esclusi perché non facenti parte del sistema di istruzione scolastica; i servizi pubblici di nido d’infanzia, infatti, non sono a titolarità statale, bensì sono gestiti direttamente dai Comuni, e sono inquadrati come servizi pubblici a domanda individuale. Mancavano quindi sia uno strumento di progettazione specifico per i piccolissimi, sia una procedura codificata che mettesse in rete in modo sistematico gli educatori, le famiglie e i servizi specialistici della sanità pubblica.
L’accordo recentemente adottato nasce su iniziativa del Servizio infanzia dell’Unione, che ha elaborato uno strumento dedicato confrontandosi all’interno del Coordinamento pedagogico distrettuale insieme ai coordinatori pedagogici dei nidi pubblici e privati del territorio. Il protocollo definisce nel dettaglio l’itinerario educativo al nido: fissa incontri periodici di confronto tra la famiglia, il personale di sezione e di sostegno, i coordinatori pedagogici e i medici della Neuropsichiatria infantile, consentendo di progettare ambienti accessibili fin dall’inizio e di monitorare costantemente le esigenze di ogni bambino.
Il documento di programmazione rimane in capo alla famiglia e diventa strumento fondamentale per la continuità del percorso di crescita del bambino, accompagnando il passaggio dal nido alla scuola dell’infanzia attraverso colloqui dedicati tra gli educatori. L’accento è posto sull’idea che l’inclusione non sia un compito esclusivo di un singolo specialista, ma il risultato di una corresponsabilità diffusa che attiva l’intera comunità.
“Rendere i servizi inclusivi – spiegano Federica Malavolti, sindaca di Riolo Terme delegata all’Unione per la Scuola e l’assessora di Faenza, Martina Laghi – è una nostra priorità, soprattutto quelli dedicati ai più piccoli, perché fin dai primi mesi di vita, chi presenta una disabilità ha diritto di trovare un ambiente e dei professionisti che rispondono pienamente ai suoi bisogni, attraverso strumenti e competenze che grazie a questo protocollo sono stati definiti e le famiglie si sentono così più accompagnate”.
L’intesa è già operativa in tutte le strutture comunali e ha visto l’adesione di numerose realtà private e paritarie locali, tra cui la Cooperativa Zerocerchio, la Fondazione Marri, la Cooperativa 1 2 3 stella, il Polo per l’infanzia Sorriso di Maria di Reda, il Nido Il chicco di Granarolo Faentino, il Nido Don Bosco di Pieve Cesato e i Piccoli Gruppi Educativi “La casetta di Zenzy” e “Agorà” di Faenza.
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