Politica

si indaga su gara da 400 milioni

C’è anche un maxi-appalto da 400 milioni di euro relativo alle tecnologie informatiche nelle ferrovie italiane tra le gare pubbliche la Procura di Roma ritiene siano state pilotate negli ultimi tre anni. L’indagine, aperta a vario titolo per corruzione, traffico d’influenze illecite e turbativa d’asta, ha portato ieri a una serie di perquisizioni della Guardia di Finanza tra Teledife (Ministero della Difesa), Polo Strategico Nazionale, Terna Spa e, appunto, Rfi Spa, società del gruppo Fs che si occupa di della manutenzione, sicurezza, sviluppo e gestione tecnologica della rete ferroviaria del Paese. L’appalto di Rfi, in particolare, riguarda la gestione del traffico e della sicurezza del trasporto su ferro. Al centro dell’inchiesta dei pm romani ci sono la Nsr srl, società che si occupa di cybersicurezza e protezione dati, e il suo “amministratore di fatto”, Francesco Dattola. L’imprenditore, si legge negli atti, si era mosso nel corso del 2023 per la “creazione di fondi neri”, cioè il reperimento di “notevoli quantità di denaro contante” attraverso un complesso sistema di fatture fittizie e compravendita di Rolex. In questa maniera, secondo i pm, era riuscito a recuperare circa 600mila euro.

La gara di Rfi risale al 19 aprile 2024. Dattola ci punta molto e, per i pm, ha necessità che il capitolato tecnico venga reso “conforme alle esigenze di operatori economici di sua fiducia”. Per farlo ha ottenuto gli atti della gara in anticipo, ha “suggerito ed ottenuto modifiche e integrazioni alla bozza” della gara ed è anche riuscito a prepararsi per assicurarsi la disponibilità dei prodotti richiesti. Come? Per i pm grazie a un manager di Rfi, il responsabile cyber security Riccardo Barrile, che avrebbe passato la bozza del capitolato al responsabile Tim per la rete ferroviaria, Carlo Antonello Bisi. Quest’ultimo l’avrebbe poi condivisa proprio con Dattola. Entrambi, Barrile e Bisi sono indagati per turbata libertà degli incanti.

La mano di Dattola, per gli investigatori, è presente anche in altre società pubbliche. Come Terna Spa, controllata dallo Stato attraverso Cassa Depositi e Prestiti. Associandosi al colosso americano dell’informatica, RedHat, per i pm l’imprenditore tra dicembre 2023 e aprile 2024 è riuscito a insinuarsi negli appalti della società elettrica. Al centro dell’inchiesta c’è una gara da 6 milioni di euro (di cui 2 milioni destinati alla Nsr) che Dattola arriva a pilotare, secondo chi indaga, anche attraverso la corruzioneaccertata” di un manager di Terna, il capo delle Tecnologie e Sistemi di Processo Enrico Senatore. A quest’ultimo, viene contestata la sponsorizzazione – attraverso la società Data Care srl riconducibile a Dattola – di una società sportiva romana, la Sporting Eur, di cui Senatore è vice presidente.

Ma la RedHat, ed Nrs a cascata, grazie a Dattola era riuscita a fare breccia anche nel Polo Strategico Nazionale, la partecipata nata nel 2022 con lo scopo di realizzare il cloud di Stato. Tra gli indagati per turbativa d’asta figura anche Emanuele Iannetti, Ad del Psn. Grazie al suo “apripista” Antonio Spalletta, e alle sue presunte “indebite intercessioni” con un ufficiale di Marina dirigente del Ministero della Difesa, per i pm Dattola è riuscito a far entrare RedHat nel “listino o catalogo dei servizi” del Psn. Sebbene, si legge “gli stessi fossero stati espressamente esclusi dalla procedura”. Per loro, come per tutti gli indagati, si tratta di accuse da riscontrare.


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