Senza medico di famiglia e ore di coda all’Ascot: “Siamo stati abbandonati”
Oristano
La carenza di medici di famiglia nella provincia di Oristano e le lunghe attese agli sportelli Ascot al centro di una lettera che ci ha inviato una lettrice. La pubblichiamo integralmente
Provincia di Oristano senza medici di famiglia: quanto dovremo aspettare ancora? Scrivo questa lettera come cittadina, ma soprattutto come figlia di due persone invalide che necessitano di cure e controlli costanti. La mia storia, purtroppo, non è un caso isolato: è quella di centinaia di persone della provincia di Oristano che oggi si trovano senza un medico di famiglia e senza risposte.
Quando ho saputo che la mia dottoressa sarebbe andata in pensione, ho iniziato a monitorare regolarmente il portale Zente per scegliere un nuovo medico di base. Per mesi ho controllato con costanza, ma il risultato è stato sempre lo stesso: nessun posto disponibile. Zero. Nessuna possibilità di scelta, nessuna alternativa. Nel frattempo, però, i bisogni di salute delle persone non vanno in pensione. Le malattie non aspettano che il sistema sanitario trovi una soluzione. Gli anziani continuano ad aver bisogno di prescrizioni, controlli, impegnative e assistenza. Le famiglie continuano a dover gestire situazioni spesso delicate e complesse.
Ieri mi sono recata per la prima volta all’Ascot. Sono arrivata alle 8.15 del mattino e ho ricevuto il numero 44. Davanti a me c’erano già decine di persone. Ho trascorso oltre sette ore di attesa, tra momenti passati in piedi e altri seduta, riuscendo a terminare soltanto alle 15.15. Durante quella lunga giornata ho parlato con molte persone. Ho ascoltato storie di cittadini che erano lì per il secondo o addirittura il terzo giorno consecutivo nel tentativo di ottenere una semplice prestazione. Persone anziane, fragili, lavoratori costretti a prendere ferie, familiari che assistono parenti malati. Tutti accomunati dalla stessa sensazione: essere stati abbandonati.
La situazione appare ancora più assurda se si considera che molti utenti presenti non avevano bisogno di una visita medica, ma soltanto di impegnative, prescrizioni o pratiche burocratiche. Possibile che nessuno abbia pensato a un’organizzazione diversa? Possibile che non si possa utilizzare maggiormente il personale infermieristico per predisporre la documentazione, lasciando ai medici la verifica finale e la firma, e consentendo loro di dedicare più tempo a chi necessita realmente di una visita?
Quello che ho visto ieri non è un servizio sanitario territoriale efficiente. È un sistema che costringe i cittadini a code interminabili per ottenere prestazioni essenziali. È un sistema che scarica sulle persone più fragili il peso delle proprie carenze organizzative. La domanda che rivolgo alle istituzioni è semplice: come si pensa di garantire il diritto alla salute in una provincia dove trovare un medico di famiglia è diventata un’impresa impossibile?
Non stiamo parlando di un servizio accessorio. Il medico di medicina generale rappresenta il primo presidio sanitario per migliaia di cittadini. Quando questa figura manca, a pagarne il prezzo sono soprattutto gli anziani, i malati cronici, le persone con disabilità e le loro famiglie.
La provincia di Oristano merita risposte concrete, non soluzioni temporanee che si limitano a tamponare un’emergenza ormai strutturale. Perché dietro ogni numero in coda all’Ascot c’è una persona, una famiglia, una storia. E nessuno dovrebbe essere costretto a perdere un’intera giornata per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito come un diritto fondamentale.
Desidero precisare che questa mia testimonianza non vuole essere una critica nei confronti dei medici e degli infermieri che operano negli Ascot. Al contrario, durante la lunga giornata trascorsa in attesa ho potuto constatare il loro impegno e la loro disponibilità nel cercare di rispondere alle esigenze di decine e decine di persone, spesso lavorando sotto una pressione enorme e in condizioni tutt’altro che semplici.
La mia denuncia è rivolta a chi ha la responsabilità di programmare e organizzare il servizio sanitario. A chi, dalle stanze degli uffici e dai tavoli decisionali, forse non comprende fino in fondo le conseguenze delle proprie scelte o dei propri ritardi. Perché dietro numeri, statistiche e carenze di organico ci sono persone reali, famiglie che assistono anziani e disabili, cittadini costretti a fare file estenuanti per ottenere una semplice impegnativa o una prescrizione.
Non possiamo continuare a considerare normale che decine di persone attendano per ore, o per giorni consecutivi, per accedere a servizi sanitari essenziali. Chi governa la sanità territoriale dovrebbe trascorrere una giornata in una sala d’attesa dell’Ascot, ascoltare le storie dei cittadini e osservare con i propri occhi le difficoltà quotidiane che questa situazione sta creando. Forse allora comprenderebbe che non si tratta più di un disagio, ma di un problema che sta mettendo a rischio il diritto alla salute di un intero territorio. Quanto dovremo aspettare ancora prima che questa emergenza venga affrontata seriamente?
Giovedì, 18 giugno 2026
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