Veneto

«Senza interventi concreti a perderci è l’intero sistema economico»


La fuga dei giovani padovani e rodigini verso l’estero non si arresta. In 14 anni, tra 2011 e 2024, ad abbandonare le due province per andare a cercare fortuna fuori dai confini nazionali sono stati ben 11.716 giovani tra i 18 e i 34 anni. Secondo i dati dell’ultimo report del Cnel su “l’Attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati”, si tratta di quasi 10mila giovani padovani (9.961) e poco meno di 2mila rodigini (1.755). In Veneto nello stesso arco di tempo si parla di 55.832 giovani con un saldo negativo (tra emigrati e immigrati) di 40.488 under 35. Ma non sono solo i numeri assoluti a preoccupare. Più inquietante ancora è la progressione spaventosa del numero dei giovani emigranti dei due territori: a Padova nel 2011 erano solo 294 gli under 34 che abbandonavano il paese, nel 2024 arrivavano a 1.232. La crescita percentuale è addirittura del 320%, in pratica oltre 4 volte tanto. Non diversa la situazione di Rovigo: nel 2011 i giovani emigranti erano 47, nel 2024 erano diventati 192 e la crescita percentuale è pari ad oltre il 308%. Ed in Veneto, tra 2022 e 2024, oltre il 48% di questi giovani è in possesso di una laurea, spesso conseguita da poco. Un’emorragia di forze e menti fresche tanto più drammatica in una fase di inverno demografico come quello che l’intero Paese sta vivendo. Basta guardare alle nascite della provincia di Padova tra 2011 e 2024: i bambini nati in quell’anno erano infatti 1.779, nel 2024 erano stati 1.279. Una flessione che in 14 anni è stata del 27% e più. Non diverso il caso di Rovigo: i nati del 2011 erano stati 335, nel 2024 erano 263. Qui il calo è stato del 21,5%.

Proprio per affrontare il tema della capacità dei territori di trattenere le risorse demografiche più fresche, tra ricambio generazionale in azienda e opportunità imprenditoriali per i giovani, Cna Padova e Rovigo si è data appuntamento domani 7 aprile a Porto Viro, presso l’azienda Tecnoclimap Snc, per un evento dal titolo “Generazioni in connessione: gestire il cambiamento tra sfide e opportunità”. L’incontro, realizzato all’interno del progetto “L’impresa dall’A(I) alla (GEN-)Z”, con il contributo della Camera di Commercio Venezia Rovigo, vedrà la partecipazione dell’assessore della Regione del Veneto alla Formazione Valeria Mantovan, di Gianluca Toschi, docente di Economia internazionale presso l’Università di Padova e di 5 imprenditori del territorio: Emanuela Carlini (Officina Meccanica Carlini), Monia Maniezzi (Zambon Marmi), Massimo Fidelfatti (Termoidraulica Fidelfatti), Nicoletta Pregnolato (Tecnoclimap) ed Elisabetta Pregnolato (TecnoAdria). Ad aprire il confronto il presidente di Cna Padova e Rovigo Luca Montagnin assieme a Manuela Marangon, titolare di Tecnoclimap che ospita l’evento. A partire dalle 18 l’evento sarà articolato in tre momenti principali: una lettura ampia e attuale del passaggio generazionale e della fuga di capitale umano dal Veneto e dal Polesine, a cura del professor Gianluca Toschi. Un panel di approfondimento con testimonianze di imprenditori. Un dialogo con la politica insieme all’Assessore della Regione del Veneto Valeria Mantovan. Un’occasione per far emergere proposte concrete e spunti di riflessione condivisi, utili a costruire possibili indirizzi e istanze da portare all’attenzione delle istituzioni.

«Il tema della fuga all’estero dei giovani, le forze più fresche e innovative dei nostri territori, deve essere affrontato con serietà – ha spiega Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo – senza interventi concreti a perderci è l’intero sistema economico e culturale del territorio. Il Cnel nel suo ultimo rapporto sull’Attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati indica anche una stima dei costi di questa emorragia: per il solo Veneto si tratta di una perdita di valore di oltre 1,5 miliardi di euro l’anno. Come Cna – ha proseguito – da tempo lavoriamo per arginare questo fenomeno. Lo facciamo attraverso l’accompagnamento delle imprese verso un passaggio generazionale sereno e ben valutato, attraverso una serie di iniziative che mirano a stimolare l’imprenditorialità nei giovani, attraverso un confronto continuo tra istituzioni delle formazione e mondo delle imprese. Ma le nostre iniziative da sole non bastano: la politica deve intervenire a tutti i livelli, dal Governo nazionale fino agli Enti Locali, per contribuire a invertire una tendenza che rischia di essere una delle cause principali di una potenziale futura desertificazione economica di territori, i nostri, che sono tra i più ricchi di imprese e di capacità innovativa dell’intero continente».


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