Emilia Romagna

Senza fondi si ingolfa la scuola


Il decreto del Governo che introduce l’obbligo di corsi di italiano per i genitori degli alunni stranieri rischia di trasformarsi in un boomerang per la provincia di Modena. A lanciare l’allarme è Carmelo Randazzo, segretario generale della Cisl Scuola Emilia Centrale, che mette in guardia sulla sostenibilità della misura spiegando che non basta dire alle famiglie di andare al Centro provinciale istruzione per gli adulti (Cpia) se poi non si garantisce che quel servizio abbia il personale, le sedi, il tempo e le risorse per accoglierle davvero. A Modena la realtà racconta infatti una storia diversa, con i corsi estivi del Cpia che erano già completamente esauriti.

Secondo il sindacato, se il Governo genera una nuova domanda deve prima finanziare docenti di italiano L2, mediatori culturali e personale amministrativo, oltre a garantire corsi flessibili per chi lavora o ha figli piccoli, altrimenti l’obbligo diventa un ostacolo e ingolfa la rete scolastica. L’alfabetizzazione è un diritto decisivo per la partecipazione alla comunità e non può essere ridotta a un mero adempimento formale.

Questo provvedimento si inserisce in un contesto scolastico modenese già profondamente sotto pressione. Nell’anno scolastico scorso, ben 980 sezioni e classi statali su 4.245, ovvero il 23,1%, quasi una su quattro, hanno superato il limite di legge del 30% di alunni stranieri, con una tendenza in costante crescita. La pressione colpisce soprattutto le fasce d’età più basse, riguardando il 40,1% delle sezioni dell’infanzia, il 30,9% delle primarie, il 24% delle medie e l’11,5% delle superiori. La mappa per singolo plesso conferma che non si tratta di casi isolati, dato che nell’ultimo quadro provinciale gli alunni con cittadinanza non italiana nelle statali modenesi erano ben 18.716, il 20,52% del totale. Alle primarie, 42 scuole statali su 135 superano il tetto del 30%, e di queste ben 24 vanno oltre il 40%, otto oltre il 50% e quattro oltre il 60%. I picchi più alti si registrano alle Pascoli di Modena con il 70,2%, alle Barozzi di Vignola e alle Collodi di Modena entrambe al 66,5%, alla Giotto-Area Crotti di Carpi al 61,1%, alla Collodi di Sassuolo al 59,6%, alla Costa-Cittadella di Modena al 56,8%, alla Don Ferrari di Pievepelago al 53,8% e alla Mazzini di Vignola al 52,4%. Alle medie superano la soglia 11 plessi su 63, con il Parco Ducale di Sassuolo al 41,6%, il Marconi di Modena e lo Zanoni di Concordia al 35,3%, il Righi di Montese al 34,5%, l’Alberto Pio di Carpi al 34,4% e il Muratori di Vignola al 33,6%.

Secondo la Cisl Scuola Emilia Centrale, irrigidire il tetto del 30% senza risorse aggiuntive e senza valutazioni individuali rischia di produrre quattro effetti fortemente negativi. Il primo è lo spostamento degli alunni senza risolvere il problema, trasferendo semplicemente il pendolarismo e la concentrazione scolastica sui plessi vicini. Il secondo errore è di bersaglio, poiché la cittadinanza non misura la reale competenza linguistica: molti studenti nati in Italia parlano la lingua quotidianamente, mentre altri hanno bisogno di supporto a prescindere dal passaporto. Il terzo problema è la moltiplicazione di deroghe formali che certificano l’emergenza senza però portare docenti L2 o mediatori culturali dove mancano classi alternative per redistribuire gli alunni.

Infine, la misura rischia di aggravare le disuguaglianze, poiché nei piccoli Comuni non esistono scuole alternative e nelle città l’allontanamento dal proprio quartiere penalizza le famiglie gravando sui trasporti e sulla continuità educativa. Per gestire l’integrazione, conclude Randazzo, servono investimenti strutturali sul personale e non nuova burocrazia.

 


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »