«Senza consenso è stupro»: la mobilitazione nazionale contro il ddl Bongiorno, l’avvocata Boiano: «Difendiamo il principio che la libertà sessuale è autodeterminazione, non resistenza»
Alla mobilitazione di domenica 15 febbraio ne seguirà una successiva anche sabato 28 febbraio a Roma con concentramento in piazza della Repubblica alle ore 13. «Quando il dissenso diventa centrale, la domanda implicita è: “Hai detto di no? Come? Quando? Con quale intensità?”», continua l’avvocata Boiano. «Si riapre così uno spazio per: scrutinare comportamento, moralità, abitudini, relazioni pregresse; valorizzare silenzi, paralisi, freezing, shock come ambiguità; interpretare la mancata resistenza come acquiescenza. La mobilitazione è urgente perché questa modifica rischia di riattivare una cultura giudiziaria che abbiamo impiegato decenni a sradicare. Il Consiglio d’Europa, con la Convenzione di Istanbul (art. 36), richiede che gli Stati puniscano gli atti sessuali non consensuali. Il cuore è il consenso. Anche la giurisprudenza internazionale e le raccomandazioni CEDAW hanno progressivamente spostato l’attenzione sulla libertà sessuale come espressione di autodeterminazione, non sulla capacità di resistenza. Indebolire questo passaggio significa esporsi a una frizione con il diritto internazionale dei diritti umani».
«Non è solo una questione di tecnica legislativa», conclude l’avvocata Boiano. «È il modo in cui lo Stato nomina la libertà sessuale. Se il centro è il consenso, la sessualità è relazione fondata su libertà reciproca. Se il centro è il dissenso, la libertà si misura nella capacità di opporsi. Per questo la mobilitazione è urgente: perché siamo davanti a un possibile arretramento culturale. Il 15 febbraio si difende: l’idea che il corpo non sia disponibile salvo prova contraria; il principio che la libertà sessuale è autodeterminazione, non resistenza; il lavoro politico e giuridico costruito in anni di lotte femministe; la coerenza con il quadro europeo e internazionale; la possibilità di processi meno intrisi di stereotipi. La posta in gioco è la definizione giuridica della libertà sessuale nel nostro ordinamento».
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