Lazio

Sei anni in fuga dalla giustizia, arrestata ad Acilia mentre andava a prendere i figli a scuola

Una latitanza dorata durata quasi sei anni, trascorsi mimetizzandosi tra i legami familiari della periferia romana e sfuggendo sistematicamente a ogni controllo istituzionale.

La fuga di una trentottenne di etnia rom si è interrotta bruscamente lo scorso 28 maggio ad Acilia, bloccata dai Carabinieri della Stazione di Roma San Paolo in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano.

L’arresto rappresenta il coronamento di una complessa e paziente attività info-investigativa.

I militari dell’Arma sono riusciti a ricostruire con assoluta precisione la rete di protezione, le abitudini quotidiane e i minimi spostamenti della ricercata, vanificando i numerosi tentativi di rintraccio che si erano susseguiti infruttuosamente nel corso degli ultimi anni.

Il pedinamento ad Acilia e il blitz davanti alla scuola

A stringere il cerchio attorno alla trentottenne è stata un’approfondita analisi del suo nucleo familiare.

Madre di sette figli e stretta congiunta di alcuni residenti del campo nomadi di vicolo Savini, la donna era monitorata attraverso appostamenti mirati e pedinamenti discreti sul territorio.

Gli investigatori hanno studiato a lungo le sue routine per individuare il momento e il luogo più idonei per far scattare il blitz, riducendo al minimo i rischi per la sicurezza pubblica.

La trappola è scattata nel quadrante di Acilia. I Carabinieri avevano predisposto un mirato dispositivo di osservazione nei pressi di un istituto scolastico della zona, avendo accertato che la ricercata si sarebbe presentata lì di persona.

La trentottenne è stata infatti bloccata sul marciapiede proprio mentre si accingeva a recuperare i figli all’uscita dalle lezioni, venendo fermata prima che potesse tentare una nuova fuga o trovare rifugio nelle abitazioni della zona.

Un cumulo di pene da oltre 9 anni: trasferita a Rebibbia

Sulla donna pendeva un provvedimento di cumulo di pene concorrenti per reati contro il patrimonio. Un curriculum giudiziario pesante, legato a furti e borseggi seriali, che le era valso una condanna definitiva a complessivi 9 anni e 6 mesi di reclusione.

Per evitare il carcere, la trentottenne si era resa completamente irreperibile a partire dal 2020, cambiando frequentemente domicilio e sfruttando la fitta rete di coperture del contesto relazionale di riferimento.

Dopo le formalità di rito e il fotosegnalamento presso gli uffici della Stazione San Paolo, l’arrestata è stata trasferita sotto scorta presso la casa circondariale di Rebibbia Femminile, dove ha già iniziato a espiare la lunga pena detentiva comminata dai magistrati milanesi.

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