Se gli anziani soli ospitano chi non trova casa: in Liguria una proposta di legge per il cohousing

Genova. Anziani soli che “prestano” una camera a persone in difficoltà economica senza una famiglia, studenti universitari o altri anziani, combattendo in questo modo due problemi sociali: la solitudine e l’emergenza abitativa. È il principio alla base della nuova legge regionale sul cohousing proposta dal consigliere della Lega Armando Biasi e depositata nei giorni scorsi per l’iter di approvazione.
“L’aumento della popolazione anziana nella nostra regione comporta l’insorgere di una serie di problematiche, tra cui la necessità di un supporto nelle attività quotidiane, la solitudine e l’esposizione al rischio di truffe – spiega Biasi -. Molti anziani liguri sono proprietari di alloggi in cui è presente almeno una camera in più, mentre è sempre crescente la richiesta di una soluzione abitativa da parte di persone sole in stato di disagio economico che, non facendo parte di un nucleo familiare, vengono poste in fondo alle liste d’attesa per un alloggio popolare. A ciò si aggiunge la forte richiesta di una sistemazione nelle città universitarie da parte di studenti fuori sede con ridotte disponibilità economiche”.
La proposta di legge prevede la possibilità di stipulare contratti di comodato a titolo gratuito (normalmente a tempo indeterminato) che riguardino la sola stanza ad uso dell’ospite, con la conseguente esclusione delle parti dai rispettivi stati di famiglia, in modo da non incidere sulla situazione patrimoniale di ciascuno ai fini Isee. I contratti possono riguardare entrambe le categorie di persone in cerca di alloggio sopra citate (in difficoltà economica o studenti), con la supervisione del segretariato sociale competente per territorio e del distretto sociosanitario attinente, chiamati a individuare le necessità e le persone disponibili a tale soluzione. Per quanto riguarda gli studenti, sarebbe l’Università a individuare quelli che potrebbero aderire a un progetto di coabitazione sociale (in quel caso a tempo determinato).
Viene regolata poi la coabitazione tra anziani, al massimo quattro o sei se l’abitazione è abbastanza grande e dotata di almeno due bagni. Il gruppo potrà prendere in affitto un unico immobile o stabilire un contratto di comodato con una sola delle parti.
La legge stabilisce anche diritti e doveri delle parti: chi va ad abitare insieme al proprietario anziano si impegna a partecipare alle spese di amministrazione e al pagamento delle bollette e concorda una serie di attività come pulizia dell’alloggio, piccole commissioni, accompagnamento a visite mediche o per fare la spesa. Allo stesso tempo il comodatario non può essere tutore, curatore, amministratore di sostegno o procuratore generale per il comodante, non può essere nominato erede o legatario se non dopo accertamento della libera volontà, ma può avere la delega per ritirare la pensione o effettuare pagamenti.
“L’inizio della coabitazione dovrà prevedere un periodo di prova, in modo da verificare la compatibilità delle parti, così come la sua conclusione dovrà essere gestita dai servizi sociali, prevedendo un termine non superiore a 30 giorni per reperire una nuova soluzione abitativa al comodatario – continua Biasi -. Questi sistemi di cohousing sono finalizzati a ridurre il disagio e migliorare la qualità della vita, offrendo soluzioni che pongono al centro l’individuo e riducendo il più possibile il ricorso a strutture residenziali”.
Nel testo presentato da Biasi viene istituita anche la figura dell’assistente di condominio, una persona individuata dai servizi sociali (tra percettori di assegno di inclusione, disoccupati, pensionati ma non solo) col compito di supportare gli anziani di un condominio e di quelli adiacenti, al massimo dieci per assistente. È previsto un corso di formazione per acquisire le necessarie competenze. Per questa mansione, chi non percepisce alcun sussidio ha diritto a una somma di 100 euro per assistito (a carico degli assistiti stessi, dei discendenti o del Comune).




