Umbria

Scontro Umbria-Governo sulla legge regionale su impianti da fonti rinnovabili. “No ad aree interdette”


Il Consiglio dei Ministri ha deliberato di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale la Legge Regionale dell’Umbria “Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro”. Una decisione che, dopo una lunga trattativa e modifiche, è stata presa a causa della mancata cancellazione dell’articolo quattro del testo umbro, richiesta dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica in sede di consiglio di Governo. Si tratta dell’individuazione, su suolo umbro, di territori e aree in cui non realizzare impianti da fonti di energia rinnovabile. La giunta regionale non ha voluto cancellare questo articolo a tutela, a loro dire, del paesaggio e dell’ambiente.

Il veto del Ministero Ambiente e sicurezza energetica

Un’impugnativa che ha sorpreso molto l’assessore all’ambiente Thomas De Luca, il quale ha ribadito di aver prestato massima collaborazione con il Governo su modifiche e normative, ottenendo il via libera dal Ministero della Cultura, dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Al contrario, il Ministero guidato dall’onorevole Gilberto Pichetto Fratin ha respinto le proposte, avanzando l’impugnativa sulla base di una specifica interpretazione del nuovo decreto Transizione 5.0.

L’accusa della Regione

“La determinazione del Governo, presieduto dall’onorevole Giorgia Meloni – ha denunciato l’assessore regionale De Luca – di impugnare la nostra legge per il solo fatto di aver previsto, in conformità con il quadro normativo nazionale, l’individuazione di aree non idonee all’installazione di impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile, costituisce una diretta aggressione al territorio umbro. Tale articolo è scaturito da circa cento consultazioni territoriali, sollecitate dai sindaci di ogni schieramento politico, inclusi esponenti dei partiti di governo, alcuni dei quali ricoprono altresì la carica di parlamentari nelle fila della maggioranza che lo sostiene”.

“Anche gli investitori favorevoli alle aree vietate” 

Secondo l’esponente della Regione, anche “le stesse aziende che realizzano impianti FER sono contrarie all’eliminazione totale delle aree non idonee, per evitare di perdere soldi e tempo investendo in contesti ad alto rischio”. Le aree non idonee, nelle intenzioni di De Luca, sono state individuate con l’obiettivo di tutelare il territorio dalla proliferazione incontrollata di impianti industriali nelle aree ad alta vocazione ambientale, paesaggistica, culturale e turistica dell’Umbria.


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