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scontri, vittime e sfollati in aumento

Dal nostro corrispondente

NEW DELHI – Dopo aver atteso 24 ore, ufficialmente «per onorare» una tregua che da settimane era ormai moribonda, le forze armate cambogiane ieri hanno risposto agli attacchi aerei thailandesi di lunedì, colpendo le posizioni nemiche con colpi di artiglieria, granate e droni. Ora si combatte su gran parte degli oltre 800 chilometri di confine tra i due Paesi con scontri in corrispondenza di sei diverse province thailandesi e cinque cambogiane.

Thailandia, attacchi aerei lungo il confine con la Cambogia: l’evacuazione dei civili

Dopo due giorni di conflitto, Phnom Penh ha denunciato l’uccisione di 9 civili e il ferimento di altri 20, mentre le forze armate di Bangkok – che anche ieri hanno impiegato l’aviazione per bombardare «obiettivi militari strategici» – hanno comunicato di aver perso tre soldati. I feriti sarebbero una trentina. Il governo cambogiano – che ieri ha accusato la Thailandia di aver preso di mira «in maniera brutale e indiscriminata delle aree residenziali» – ha fatto sapere che il numero degli sfollati sfiora quota 55mila, mentre Bangkok ha comunicato di aver allestito campi profughi in grado di ospitare più di 125mila persone.

Thailandia, scontri al confine dopo accordi di pace mediati da Trump

L’ultima volta che Thailandia e Cambogia si sono fatte la guerra era lo scorso luglio e, dopo cinque giorni di combattimenti e almeno 48 morti, fu necessaria la mediazione del primo ministro malese Anwar Ibrahim e del presidente americano Donald Trump per fermare le ostilità. La tregua tra i due Paesi ha iniziato a scricchiolare lo scorso novembre, quando alcuni soldati thailandesi sono rimasti feriti nello scoppio di mine che secondo Bangkok sarebbero state posate in violazione del cessate il fuoco di ottobre. Fare previsioni sugli sviluppi della crisi in corso non è facile. Ieri il primo ministro thailandese Anutin Charnvirakul ha detto: «Non possiamo fermarci ora. Abbiamo già dato il nostro appoggio alle forze armate affinché possano portare a termine completamente le operazioni pianificate». Una linea che potrebbe anche essere frutto di un calcolo elettorale in vista del voto del prossimo marzo. «Avere una minaccia esterna funziona sempre per creare solidarietà tra il governo e la popolazione», spiega Su Mon, un’analista dell’Armed Conflict Location & Event Data Project.

La posizione del governo è stata ribadita anche dal ministro degli Esteri Sihasak Phuangketkeow, che ha sostenuto che la situazione non si presta a mediazioni di parti terze e di non considerare la minaccia di imporre delle tariffe come un’arma negoziale accettabile. «La questione delle relazioni tra Thailandia e Cambogia – ha spiegato – va tenuta separata dai negoziati commerciali». Un chiaro riferimento alla tattica adottata dalla Casa Bianca in occasione della crisi di luglio, quando minacciò di penalizzare le esportazioni di entrambi i Paesi. Trump, che nei mesi scorsi aveva detto di «aver fermato una guerra» tra i due Paesi e aveva voluto presenziare alla firma della tregua, non ha ancora commentato la ripresa dei combattimenti.


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