Salute

School tutor a Modena: prevenire la violenza a scuola senza militarizzare

A Modena, davanti alle scuole, arriva lo “school tutor”. Di fronte agli episodi di aggressione tra studenti culminati nel caso di La Spezia dove un allievo è stato ammazzato dal compagno con un coltello e mentre il ministro Valditara propone l’uso di metal detector, il sindaco di centrosinistra Massimo Mezzetti ha annunciato la messa in campo di una squadra di persone per “prevenire situazioni di tensione tra i più giovani”. Secondo Modena Today, sono stati stanziati 60mila euro per mettere in campo otto operatori che saranno divisi in quattro pattuglie e coordinati dalla polizia locale. Un’idea partita dall’amministrazione senza coinvolgere i presidi che esprimono una certa perplessità per la proposta. Nessuno dei dirigenti scolastici sentiti da ilfattoquotidiano.it ha voluto commentare l’iniziativa dell’amministrazione, ma a microfoni spenti si intuisce che avrebbero preferito altre soluzioni.

60 mila euro per il servizio di School tutoring”: otto operatori divisi in 4 pattuglie coordinati da polizia locale

Intanto dal 26 gennaio questa nuova figura arriverà all’esterno delle scuole. “I dati ci dicono che dalla pandemia a oggi la criminalità minorile è cresciuta del 30%”, ha dichiarato Mezzetti, “mentre gli altri reati sono in calo: questo ci impone un cambio di paradigma. Dobbiamo essere fermi nel reprimere i reati, anche quando commessi da minori, riducendo i margini di impunità, ma allo stesso tempo intervenire sulle radici profonde del disagio”. Per Mezzetti servono risposte sociali, psicologiche ed educative, perché la solitudine che attraversa i giovani sta generando forme di devianza pericolosa ma “punizione e prevenzione devono andare insieme”.

Cosa faranno in concreto gli “school tutor”? Lo spiega il primo cittadino: “Avranno un ruolo di monitoraggio e mediazione; interverranno sui conflitti di basso livello e segnaleranno immediatamente alle forze dell’ordine le situazioni più gravi, con l’obiettivo di evitare escalation”. A Modena già esistono gli “street tutor” per rispondere in modo concreto a un’emergenza educativa e sociale che riguarda tutta la comunità, ma ora l’amministrazione sta pensando a una risposta specifica per le scuole. “Dove abbiamo aumentato la presenza all’esterno delle scuole gli episodi sono diminuiti, ma questo ci impone ora una riflessione su come intervenire anche all’interno degli istituti, senza militarizzarli”, dice il sindaco.

Parole che Viviana Giacomini, preside dell’Ipsia “Fermo Corni” preferisce non commentare: “Non abbiamo ancora capito come funzionerà”. Altri dirigenti ci hanno fatto capire che “stanno osservando”, che si incontreranno ma hanno tutti aggiunto: “Lei non mi ha chiamato io non ho parlato con lei”. Non vogliono che il loro nome appaia, nemmeno le iniziali. Un clima che si è creato a quanto pare a causa di alcuni provvedimenti disciplinari fatti a carico dei presidi negli ultimi tempi. Ciò che è certo è che la figura dello school tutor non sembra per il momento essere stata accolta con entusiasmo.


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