“Sarà anarcho-punk. Gli anni 90? Tutte le band si odiavano”. Il video dell’esibizione al Mercury Prize
Gli Suede sono già al lavoro sul loro undicesimo album, destinato a completare la trilogia inaugurata con “Autofiction” nel 2022 e proseguita con “Antidepressants” nel 2025. Dopo aver esplorato le proprie radici punk e post-punk, la band britannica guidata da Brett Anderson sembra intenzionata a spingersi verso sonorità ancora più dirette e combattive, tanto da definire provvisoriamente il nuovo progetto come un disco “anarcho-punk”. A rivelarlo sono stati gli stessi musicisti in un’intervista concessa ad Andrew Trendell per “NME”, durante la cerimonia del Mercury Prize 2026 a Newcastle, dove “Antidepressants” figurava tra i candidati al prestigioso riconoscimento, poi assegnato a Raye.
Per gli Suede si trattava di un ritorno a una manifestazione particolarmente significativa nella loro storia. Nel 1993, infatti, il gruppo aveva conquistato il Mercury Prize con il proprio album d’esordio omonimo. Di quella serata, tuttavia, i ricordi sono piuttosto confusi. “Non pensavamo di vincere e sapevamo che, in caso di vittoria, non avremmo dovuto esibirci. Così abbiamo cominciato a festeggiare molto presto”, ha raccontato il bassista Mat Osman. Brett Anderson conserva soprattutto il ricordo dei fischi ricevuti dal pubblico: “Pensavo fosse fantastico. Mi piace un po’ di antagonismo. All’inizio degli anni 90 tutte le band si odiavano e la cosa mi divertiva”.
L’occasione ha offerto ad Anderson anche lo spunto per riflettere sul valore dell’album come opera compiuta. “Creare album è probabilmente la mia più grande ossessione”, ha spiegato. “Ho sempre amato ascoltare i dischi degli altri come opere complete. Mi piace mettere su un album e seguirne tutto il percorso: il primo lato, la prima canzone, la parte centrale, la settima traccia, che è importantissima, la penultima e quella conclusiva”. Secondo il cantante britannico, un grande disco deve trasportare l’ascoltatore in un universo riconoscibile, come accade con “Unknown Pleasures” dei Joy Division, “Music For Airports” di Brian Eno o “Never Mind The Bollocks” dei Sex Pistols. “La creazione di un album è una forma d’arte davvero straordinaria, probabilmente la più grande forma d’arte del Novecento”. Una filosofia che continua a guidare anche il nuovo progetto degli Suede. Il chitarrista Neil Codling ha confermato che la scrittura è già in fase avanzata e che la band spera di entrare presto in studio. “Sembra muoversi nella stessa direzione degli ultimi due dischi, ma forse sarà ancora più anthemico. Stiamo cercando di scrivere canzoni semplici, dirette, con una forte componente da inno”.
Anderson ha precisato che il disco rappresenterà il capitolo conclusivo di una trilogia costruita attorno a diverse declinazioni dell’estetica punk. “Il primo, ‘Autofiction’, l’ho definito il nostro disco punk. Il secondo, ‘Antidepressants’, il nostro disco post-punk. Il terzo sarà il nostro disco… qualcosa-punk”, ha scherzato, prima di proporre la definizione “anarcho-punk”. “Quando abbiamo cominciato a scriverlo, c’era effettivamente qualcosa di anarcho-punk, ma non so ancora se sarà questa la definizione definitiva”. Sul piano dei testi, il frontman ha anticipato uno dei temi principali: “Ci sono molte canzoni che parlano di tribù e di appartenenza”.
I fan potrebbero ascoltare presto qualche anticipazione del disco. Gli Suede hanno infatti lasciato intendere che uno o due brani inediti potrebbero entrare nella scaletta del tour britannico che li vedrà condividere il palco con i Manic Street Preachers, al via il 28 ottobre dalla OVO Arena di Glasgow. Il rapporto tra le due band risale agli anni 90 ed è rimasto particolarmente solido. “Li conosciamo dal 1994, più o meno, e ci siamo sempre divertiti moltissimo a suonare insieme”, ha raccontato Anderson. “È un’accoppiata interessante perché siamo simili, ma non troppo”. Nessuna rivalità, dunque: come ha sintetizzato il batterista Simon Gilbert, andare in tour insieme è “come andare in vacanza con gli amici”.
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