Sanità in Calabria, le sfide del post commissariamento
Dopo anni di commissariamento, la sanità calabrese prova a ripartire. Occhiuto punta al pareggio di bilancio, ma restano criticità su emergenza, screening e tempi di risposta. Il vero banco di prova sarà il nuovo piano di rientro regionale
CATANZARO – Archiviato il commissariamento, la partita è tutta al futuro. Perché la Calabria affronta ancora sfide estremamente complesse. Da una migrazione sanitaria arrivata nell’ultimo anno a superare i 320 milioni di euro al problema generalizzato della prevenzione, a partire dagli screening, fino al sistema di emergenza urgenza e ai tempi di risposta delle ambulanze ancora fuori tempo massimo.
FINE COMMISSARIAMENTO SANITÀ CALABRESE, E ORA?
Poi c’è da mettere mano, di nuovo, alla rete ospedaliera e accelerare sulle aziende ospedaliere universitarie. In mezzo c’è la proposta di creazione delle aziende ospedaliere provinciali che, a detta di Occhiuto, ha bisogno una seconda valutazione. La Calabria ricomincia, dunque, pur consapevoli che i grandi problemi non sono ancora risolti. E il piano di rientro, con annesso programma operativo regionale da licenziare, dovrà fornire strumenti per affrontarli. E in caso di inadempienza si rischia anche di ritornare al punto di partenza.
IL PIANO DI RIENTRO
L’obiettivo, ha detto Occhiuto, è in primo luogo arrivale «al pareggio di bilancio» oggi “facilitato” da due aspetti: le aliquote al massimo che permettono di coprire il disavanzo annuale e la disponibilità di somme accantonate nella Gestione sanitaria accentrata «che adesso possiamo utilizzare».
DOPO IL COMMISSARIAMENTO, LA SANITÀ CHE INTERESSA AI CITTADINI
Ma fuori dai libri contabili c’è la sanità che “interessa” ai cittadini calabresi. La Calabria al momento ha ancora un’area dei livelli essenziali di assistenza contrassegnata in rosso. Ma i limiti, dicevamo, sono tanti. C’è sostanzialmente di nuovo da riorganizzare la macchina degli screening oncologici, ancora oggi con percentuali bassissime e mettere definitivamente mano alla riorganizzazione del sistema emergenza urgenza. E questi sono interventi strutturali che richiederanno ancora tempo.
LE LISTE D’ATTESA
Occhiuto va avanti: «Continuo a lavorare insieme ai miei collaboratori perché ci possano essere miglioramenti sostanziali e io credo che ce ne saranno perché quando usciranno i dati di Agenas sulle liste d’attesa si vedrà che c’è un problema di liste d’attesa in Calabria come c’è in tutta Italia, ma paradossalmente il problema è molto più grave in altre regioni che non in Calabria». Ci saranno comunque «novità che prima non potevo realizzare perché appunto eravamo commissariati, ora potrò con più libertà». In questo, però sembra non rientrare la riforma strutturale delle aziende ospedaliere provinciali. «Sulla sanità le riforme devono essere ancora più prudenti – dice – perché c’è il rischio altrimenti di sconquassare il sistema. Una questione che mi sta molto interrogando è il rapporto fra aziende ospedaliere universitarie e ospedali spoke. Se fai l’azienda unica, molti degli ospedali che dovrebbero comporre l’azienda unica probabilmente non avrebbero titolo a interagire con l’azienda universitaria».
LE TEMPISTICHE
Ma il vero rischio oggi è sulle tempistiche. Guardando a Regioni come Lazio e Campania, che hanno atteso anni prima di vedere la parola fine al piano di rientro, c’è la possibilità che la cosa venga replicata amaramente anche in Calabria. Lo “tempistiche certe” auspicate da Occhiuto sono poi una richiesta già inoltrata lo scorso anno dalle Regioni. Definire un criterio chiaro per l’uscita: bilanci in ordine per almeno un triennio e tutte le aree Lea in verde. È questa la nuova scommessa della Calabria, paradossalmente la più difficile perché si tratta di andare a colpire il cuore del vecchissimo problema sanitario calabrese.
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