Marche

Sandrino Spingardi va diritto in Corte d’assise


FANO Non cade l’aggravante dei futili motivi, Sandrino Spingardi sarà giudicato dalla Corte d’assise. Sede in cui la difesa preannuncia verrà richiesta una perizia balistica. Ieri mattina davanti al giudice per l’udienza preliminare il caso del 72enne, ex idraulico, in carcere con l’accusa di omicidio della cognata Griselda Cassia Nunez, 44 anni, avvenuto l’11 luglio scorso a Marotta. 

Le lesioni alla nipote

Spingardi è anche accusato di tentato omicidio nei confronti della figlia della vittima, Kenia Cassia Vaca, 28 anni, ferita da due proiettili al volto e all’addome. Il fatto era avvenuto durante la festicciola organizzata dalla cognata nel cortile di casa in via Sterpettine, per la nipotina di 5 anni e alcuni suoi amichetti in occasione della fine della scuola dell’infanzia. Spingardi abitava in un container attiguo al terreno e si era presentato per chiedere di abbassare il volume della musica. Di fronte al rifiuto e a un litigio, era tornato nel container a prendere la pistola con cui ha esploso cinque colpi. Griselda era stata colpita alla testa dai colpi di pistola sparati da Spingardi. L’avvocato Michele Mariella che assiste l’imputato aveva contestato l’aggravante dei motivi abietti e futili. Il giudice ha confermato il capo di imputazione e il dibattimento inizierà il 23 settembre davanti alla Corte d’assise, dato che non può essere richiesto il giudizio abbreviato. «Vogliamo far emergere l’elemento psicologico dell’omicidio – ha spiegato Mariella a margine dell’udienza – non è un atto volontario, Spingardi voleva difendersi da una aggressione fisica e voleva solo spaventare non uccidere. Era stato provocato, aggredito e gettato a terra tanto che si è ferito alle mani. E’ stato insultato e ci sono delle persone che gli hanno detto in malo modo di tornare a casa sua. La nostra intenzione è di portare una perizia balistica che ci potrà dire se ha sparato per uccidere o per spaventare anche in relazione alle condizioni di salute. E’ una persona provata fisicamente, malfermo sulle gambe e con le mani tremolanti. Vogliamo capire come abbia sparato. Per noi è un omicidio colposo, le testimonianze in dibattimento saranno utili».

Un no sulle parti civili

Il giudice non ha invece ritenuto ammissibili come parti civili le cugine, il compagno e altri parenti lasciando come parte offesa solo la figlia Kenia e la nipote della vittima. «Questo non escludere che potremo promuovere un giudizio civile separato – ha rilevato l’avvocato di parte civile Valentina Lo Bartolo – Siamo soddisfatti per il rigetto dell’eccezione sull’esclusione della aggravante».




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