Sardegna

San Francesco. Anziano muore dopo una caduta: ieri la denuncia di Capelli per una situazione che si protrae da tempo

NUORO – Un calvario medico e umano devastante, che fotografa perfettamente il collasso assistenziale dell’ospedale San Francesco. È la drammatica storia di un anziano paziente, avvenuta un mese fa nelle stesse identiche e drammatiche situazioni strutturali che ha denunciato ieri l‘esponente politico Roberto Capelli, a dimostrazione di come la crisi del presidio nuorese si sia ormai tragicamente cristallizzata nel tempo. L’uomo, trasportato in ospedale su richiesta del medico di base per uno scompenso cardiaco, ha dovuto attendere oltre due ore in Pronto Soccorso sulla barella del 118 prima che si liberasse una barella della struttura, bloccando di fatto i soccorritori. Una volta disposto il trasferimento in Geriatria, il paziente è stato costretto a trascorrere la sua prima notte di degenza sistemato nell’andito del reparto, a conferma del drammatico sovraffollamento che sta piegando l’ospedale.

DALLA CADUTA ALL’EPILOGO FATALE –  Il giorno successivo, dopo il trasferimento in stanza, l’uomo, presumibilmente disorientato dalla situazione e dal contesto ospedaliero, si è alzato di notte pensando di andare in bagno ed è caduto, riportando la frattura del femore. Un evento paradossale, considerando che, secondo quanto riferito successivamente ai familiari dai medici dello stesso reparto di Geriatria, le cause che avevano determinato il ricovero iniziale erano risolvibili a casa con una semplice terapia farmacologica. Da quel momento, il paziente è stato trasferito in Ortopedia, in un clima di gravissima carenza di comunicazione tra i reparti. Nonostante il quadro clinico complesso, il pool medico composto da geriatra, ortopedico, cardiologo e anestesista ha ritenuto il paziente idoneo a sostenere l’intervento chirurgico. Lunedì mattina 25 maggio l’uomo è stato operato, ma è deceduto subito dopo il termine dell’operazione a causa di un drammatico calo della pressione arteriosa che non si è più stabilizzata.

LO SPECCHIO DI UNA CRISI STRUTTURALE E IL CALDO INSOSTENIBILE –  La situazione dell’ospedale San Francesco di Nuoro è lo specchio di una crisi profonda che investe direttamente la dignità dei pazienti e la sicurezza degli operatori sanitari. La recente e dettagliata segnalazione di Roberto Capelli, inviata anche agli organi di competenza e corredata da una precisa documentazione fotografica che mostra barelle e letti di degenza sistemati nei corridoi della struttura, riaccende i riflettori sulle gravi criticità organizzative e strutturali che stanno interessando il principale presidio del centro Sardegna. Oltre al cronico problema del sovraffollamento, che costringe l’utenza a situazioni di forte disagio nei passaggi interni dei reparti, si aggiunge l’emergenza legata al caldo di questo periodo per l’assenza di condizionatori adeguati. Gli spazi della struttura faticano a garantire standard accettabili di comfort termico, aggravando il quadro clinico e psicologico di chi è costretto al ricovero. L’iniziativa di portare all’attenzione pubblica una simile realtà nasce dalla necessità stringente di tutelare il diritto alla salute e di salvaguardare il futuro di un polo sanitario fondamentale per l’intera isola, sollecitando interventi urgenti e risolutivi da parte delle autorità sanitarie e delle istituzioni preposte.

 L’ACCUSA DEI FAMILIARI: «MESSA DA PARTE L’UMANITÀ» Oltre al dramma medico, la famiglia  ha evidenziato in questo caso, una gestione fredda che ha trasformato il malato in  un semplice numero da smaltire per liberare posti letto, privando i pazienti e le loro famiglie della dignità più elementare nel momento del massimo dolore. Proseguendo nel loro racconto i familiari evidenziano che una volta allertati del peggioramento delle condizioni del padre e del suo imminente trasferimento in Rianimazione,  si sono precipitati in reparto, scoprendo solo per vie traverse che l’uomo era stato invece riportato in Ortopedia. Al suo posto, nella stanza di degenza, era già stato sistemato un altro paziente. Il corpo dell’anziano è stato infine trovato dai familiari all’interno di una stanza chiusa. Alle legittime richieste di spiegazioni della figlia, un’infermiera ha risposto con glaciale freddezza: «Entri dentro e lo capirà». Una totale mancanza di tatto culminata con l’invito sbrigativo a ritirare gli effetti personali del defunto.


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