Rugby, l’Italia fa paura all’Irlanda ma perde 20-13
L’Italia è sotto di sette punti (13-20) a quattro minuti dalla fine. E sta attaccando. Il pubblico dell’Aviva Stadium soffre, incoraggia i propri giocatori, teme che gli Azzurri riescano a pareggiare. L’Italia aveva chiuso la prima frazione in vantaggio, e si è anche mangiata un paio di occasioni: a fine primo tempo, quando era in superiorità ed era arrivata a un metro dalla linea di meta, e al 12’ della ripresa, quando una meta di Lynagh dopo un break eccellente di Menoncello è stata “rivista” e annullata per un passaggio in avanti tra i due giocatori.
Eccoci al 36’ del secondo tempo. Paolo Garbisi (perfetto nel gioco al piede) si inventa un cross per fare rimbalzare la palla proprio sotto i pali irlandesi. Menoncello arriva per primo: raccogliere quell’ovale e metterlo oltre la linea di meta significherebbe conquistare la parità. Ma la palla, per l’appunto, non è rotonda, il rimbalzo è beffardo, l’occasione sfuma. Gli Azzurri attaccheranno ancora, ma senza frutti.
Gli Azzurri si confermano una squadra in progresso
Resta il fatto che l’Italia, dopo avere battuto la Scozia a Roma, ha confermato di essere una squadra in progresso, più solida e più matura, pronta a difendere con efficacia, a provare giocate offensive, a conquistare palloni con una mischia di nuovo autorevole (complimenti alla prima linea), a volte dominante contro il pacchetto di casa. A fronte di numerose assenze tra le file azzurre (stavolta mancava anche Brex, e si è sentito) anche l’Irlanda, che sta attraversando un momento complesso, ha dovuto fare a meno di alcuni elementi. Ma nel secondo tempo l’ingresso di Gibson-Park e Crowley ha fatto sì che la mediana tornasse a essere più consistente e ispirata. Rispetto a un primo tempo caratterizzato da un bel numero di errori e incertezza, i Verdi hanno giocato con più razionalità mentre l’Italia, a dispetto del fatto che si è trovata più spesso nella metà campo avversaria, si è espressa su livelli leggermente inferiori.
Come sabato scorso gli Azzurri hanno chiuso con un bilancio negativo per quanto riguarda il gioco aereo, vale a dire la conquista dei palloni alti, mentre hanno fatto molto meglio sul piano della disciplina, concedendo non più di sei-sette punizioni.
Il tabellino dà un’indicazione chiara. Nei primi venti minuti della ripresa la squadra di casa, con uomini nuovi e un’attitudine diversa, ha costruito il proprio successo. L’Italia aveva chiuso in crescendo il primo tempo. Dopo avere subìto la meta di Osborne (al termine di una delle poche azioni con possesso prolungato e pressione irlandese doc) Lamaro e i suoi hanno trovato prima un calcio e poi, al 33’, una bella meta, su lancio da “penaltouche”, spinta in raggruppamento e bella iniziativa di Nicotera, bravo a staccarsi al momento giusto per andare a segno.
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