Rossella Brescia e l’amore per la sua Puglia
Ballerina, conduttrice tv, speaker radiofonica, attrice. Rossella Brescia è una delle figure più trasversali e amate dello spettacolo italiano, capace di passare con naturalezza dal palcoscenico alla radio, fino al set cinematografico, senza smettere di stupire. Stavolta la performer pugliese torna al cinema con un ruolo inedito e sorprendente nella pellicola “Jastimari – Il rifugio”, un horror arcaico e distopico che la vede protagonista nei panni di Teresa, madre viscerale e combattiva.
Il film, diretto da Riccardo Cannella e presentato nel corso del “Taormina Film Festival 2025”, affonda le sue radici in un immaginario antico, tra riti, leggende e lingue dimenticate. Il titolo stesso, “Jastimari”, dal siciliano “maledire”, suggerisce una dimensione rituale e primordiale, rafforzata dall’uso dell’arbëreshe, idioma minoritario di origine albanese parlato nel Sud Italia. L’opera cinematografica, girata tra i boschi selvaggi delle Madonie, racconta la storia di due fratelli, Lele e Angelo, cresciuti in isolamento con i genitori in una fattoria lontana da un mondo esterno ormai ostile.
Brescia ha raccontato quest’ultima sua avventura cinematografica al pubblico barese, in occasione della speciale proiezione, tenutasi il 16 marzo al Teatro AncheCinema di Bari, svelando ai microfoni di Telebari il suo legame con la città. “È sempre bellissimo tornare qui. Ho frequentato un anno di università a Bari e venivo a studiare danza a Poggiofranco. Ricordi stupendi. Le mie radici pugliesi sono salde. Ho comprato anche un piccolo trullo, lo sto restaurando rispettando la tradizione. Non luxury, come si dice oggi. Proprio come quello di mia nonna”.
“Spero che vi piaccia questo film – spiega a Telebari – è un thriller profondo, in grado di far riflettere. Interpreto Teresa, una madre che difende i figli in modo bestiale, come una tigre. Una maternità feroce, istintiva, lontana dagli stereotipi e immersa in un contesto estremo”.
Una sfida artistica resa ancora più complessa dalla recitazione in arbëreshe. “Ho recitato in una lingua totalmente sconosciuta per me. Non è stato facile, ma amo mettermi alla prova e curare ogni sfumatura dei miei personaggi”. Non c’è infatti nulla di improvvisato dietro i mille talenti dell’attrice di Martina Franca. “Questo lavoro è fatto di dedizione, di grande studio. Chi mi guarda con diffidenza per via dei miei tanti percorsi intrapresi nel mondo dello spettacolo deve sapere che ho iniziato a studiare recitazione in parallelo alla danza. Il mio è un mestiere fatto di sacrifici ma anche di grandi soddisfazioni. Per farlo bisogna avere un fuoco dentro, ma anche tanta umiltà”.
Poi, uno sguardo indietro, alla Rossella bambina. “Se dovessi incontrare la ‘me piccina’ le direi tante cose… forse di pensare un po’ di più a se stessa. Dare amore agli altri è bellissimo, ma ogni tanto concentrarsi su se stessi, volersi bene aiuta”.




