Robot umanoidi, la Cina accelera come con le auto elettriche
La Cina scommette sui robot umanoidi. E lo fa seguendo una strada già utilizzata per le auto elettriche e i pannelli solari: incentivi pubblici, investimenti, aumento rapido della capacità produttiva e forte concorrenza tra aziende. Con l’obiettivo, naturalmente, di abbassare i costi e conquistare una posizione dominante bruciando la concorrenza straniera.
I numeri non mentono. Nel 2025 sono stati consegnati nel mondo circa 20.000 robot umanoidi. Il 95% è stato prodotto da aziende cinesi. Per il 2026 Pechino prevede di superare quota 100.000. Nel Paese operano già più di 150 società specializzate, addirittura più dei marchi automobilistici del Dragone.
Come spiega bene la testata specializzata Autonews.com, a spingere il settore è soprattutto il denaro pubblico. Nei primi sei mesi dell’anno gli enti statali hanno speso almeno 230 milioni di dollari per acquistare robot, sistemi di addestramento e altre tecnologie collegate. Un anno prima erano stati 62 milioni. Shenzhen punta a creare entro il 2027 un polo da 15 miliardi di dollari con oltre 1.200 aziende legate alla robotica e all’intelligenza artificiale.
La produzione, però, sta crescendo molto più rapidamente delle capacità dei robot. Gli umanoidi cinesi sanno camminare, correre, ballare e perfino combattere nelle dimostrazioni pubbliche. Quando devono lavorare in condizioni reali tuttavia (come recenti video dei World Humanoid Robot Games di Pechino divenuti virali dimostrano), emergono ancora molti limiti. Soprattutto, sono lenti e hanno difficoltà ad adattarsi agli imprevisti. Nel centro di addestramento di Liuzhou, visitato da Reuters, un robot può richiedere centinaia di tentativi prima di imparare correttamente un movimento.
Il problema è evidente anche nell’industria automobilistica. Le fabbriche cinesi sono già fortemente automatizzate, ma continuano a utilizzare soprattutto robot industriali tradizionali. Sono più veloci, affidabili e facili da controllare.
Nello stabilimento Xiaomi di Pechino il 91% del processo di assemblaggio è automatizzato e nella sola area delle carrozzerie lavorano oltre 700 robot industriali. Anche Zeekr ha sperimentato gli umanoidi di UBTech nello stabilimento di Ningbo per attività come lo smistamento dei materiali e la movimentazione dei componenti. Il gruppo Geely ha però precisato che le operazioni principali della linea vengono ancora svolte da bracci robotizzati e veicoli automatici.
Il vero ostacolo dei robot sembra essere l’intelligenza. Un umanoide deve interpretare ciò che vede e trasformarlo in un movimento preciso. Un cambiamento nella luce, nella posizione di un oggetto o nella superficie di lavoro può essere sufficiente per mandarlo in difficoltà. Secondo le stime citate da Reuters, il settore dispone di circa 500.000 ore di dati di addestramento, contro i 100 milioni che potrebbero essere necessari per raggiungere una vera capacità di adattamento al mondo fisico.
La Cina sembra disposta ad accettare questi limiti. La strategia è produrre molto, raccogliere dati, ridurre i prezzi e accelerare lo sviluppo. Il che significa anche mettere in conto sovracapacità e fallimenti.
Alcuni operatori parlano già di una possibile bolla. Il consolidamento potrebbe cominciare tra la fine del 2026 e il 2027, quando gli incentivi potrebbero diventare più selettivi e, di conseguenza, molte aziende sparire. Ma la filiera costruita nel frattempo rimarrebbe, come già successo con altre industrie cinesi. Ed è proprio su questo che Pechino sembra puntare.
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