Rimpianto Varenne a Firenze ‘Stavamo per comprarlo noi’ – Mondo Agricolo
C’è una storia al contrario
custodita su Varenne a Firenze, quella della famiglia del grande
dirigente dell’ippica italiana Cesare Meli – 50 anni al vertice
della Federnat, la federazione dei gentleman driver – che non
riuscì ad acquistarlo ed optò per un altro esemplare dello
stesso lotto di trottatori promettenti. “Poteva essere il nostro
biglietto della lotteria – ricorda oggi la vedova di Cesare Meli
– ma mio marito non riuscì a trovare l’accordo e comunque
Varenne debuttò a tre anni, di solito lo fanno a due anni, e
questo non convinceva del tutto”.
Nei decenni successivi poi c’è stato un mezzo rimpianto per
l’acquisto mancato. Cesare Meli fu anche proprietario della
fortissima Scuderia Bellosguardo ed ha impegnato una vita per i
cavalli. Sapeva riconoscere i talenti. “Andò così – rievoca
Laura Meli – quando siamo andati vicino all’acquisto di Varenne.
Il noto esperto Jean-Pierre Dubois offrì Varenne a mio marito
Cesare: Cesare acquistava i cavalli da lui, ne abbiamo presi di
buoni, era il nostro riferimento. Ci offrirono tre cavalli, noi
eravamo innamorati di un altro cavallo del gruppo, Vampir. Poi
Cesare provò ad acquistare anche Varenne ma non si trovò
l’accordo”.
Laura Meli ricorda l’incontro ravvicinato col campionissimo
Varenne, il miglior trottatore di tutti i tempi che ha legame
con la città di Firenze è forte e risale alla fine degli anni
’90. Varenne ci corse – e vinse, ça va sans dire – all’ippodromo
fiorentino Le Mulina in una sessione agli albori che svegliò
l’attenzione degli osservatori più esperti e navigati.
“Varenne – spiega Meli – è nato nel Ferrarese ma è cresciuto
a Bolgheri, grande terra di cavalli. Jean-Pierre Dubois lo portò
a crescere a Bolgheri. Varenne fece il cosiddetto debutto, cioè
una specie di esame pubblico, proprio a Firenze, all’ippodromo
Le Mulina. Dubois lo portò da Bolgheri con gli altri due
puledri. Dicevano che Varenne era un buon cavallo, ma non il
migliore. E infatti non fece un grande debutto”. Solo che
Varenne sarebbe diventato un grande campione. “E’ come aver
avuto la serie vincente della lotteria ma non aver preso il
biglietto vincente – osserva Meli -. In famiglia poi non ne
abbiamo più parlato, come un argomento tabù. Poi intendiamoci:
Vampir era un ottimo cavallo, ma non paragonabile a Varenne.
Però devo dire una cosa: se avessimo avuto Varenne poi avremmo
smesso. Uno che ha un numero uno di quel genere, poi dopo non
può che smettere. Non si torna indietro dopo aver avuto un
numero uno”. Meli ricorda anche un aspetto interessante:
“Varenne era un cavallo bello ma non perfetto morfologicamente.
Aveva delle gran belle leve. E un modo di trottare che faceva
strada. Poi era molto intelligente. Era poi molto sano, non gli
faceva male niente: insomma potenzialità al massimo. Il debutto
fu a tre anni quando di solito i cavalli debuttano a due anni,
era un po’ in ritardo. E in quel gruppo erano chiamati tutti con
la lettera V: Vampir, Varenne, Voyan”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Source link




