Salute

Riforma medici: Schillaci una ne fa (forse), cento ne “canna” (sicuramente)

Siamo alle comiche ormai con la nuova riforma della medicina di base tanto studiata, proposta e subito ritirata dal ministro della Salute, Orazio Schillaci.

Anche l’accordo Stato-Regioni, basilare per la gestione della salute pubblica, va in disaccordo seppur dovrebbero parlare con una bandiera conosciuta che sventola dalla stessa parte. Guido Bertolaso, infatti, dice che è una “vicenda avvilente”. Non si comprendono nemmeno fra colleghi.

Ma vogliono capire Bertolaso e Schillaci che non esistono i medici di base? Vogliono capire che se si chiede a quei pochi che ci sono di diventare pubblici diranno sempre di no appoggiati dai sindacati e dagli Ordini dei medici i cui presidenti vengono “solo” eletti da loro? Vogliono capire che non riusciranno ad obbligarli ad andare nelle case di comunità, isole nel deserto costose ed inutili al bene comune?

Ma Schillaci rilancia: “Entro il 30 giugno apriremo le case di comunità. Confido nel senso di responsabilità dei sanitari”.

Abbiamo avuto anni per aver accettato gli obblighi del Pnrr che ci imponeva di aprire in Italia 1288 case su tutto il territorio entro il 30 giugno 2026 per un costo complessivo stimato di 2 miliardi di euro. Ora, con l’acqua alla gola, il ministro confida nei colleghi. Ma Schillaci, tu che puoi dal posto che occupi, lo capisci o no che occorre veramente svoltare e non affidarsi alla fiducia nei colleghi?

Una nuova facoltà, Medicina del Territorio, cinque anni secchi solo per fare i medici di base presso strutture ospedaliere, meglio se solo pubbliche, tutti dipendenti statali, a contatto con tutta la medicina specialistica per portare salute vera ai cittadini. Non parole inutili, utili solo alle prossime elezioni. Anzi ormai neppure a quelle. Se per caso vuoi invitarmi a Roma vengo a schiarirti le idee.

L’articolo Riforma medici: Schillaci una ne fa (forse), cento ne “canna” (sicuramente) proviene da Il Fatto Quotidiano.


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