Riforma della giustizia, Occhiuto: “Giudici più indipendenti e sistema più equo”
«Questa è a tutti gli effetti la riforma di Forza Italia. Credo sia un modo per rendere i magistrati e i giudici più indipendenti. Non è assolutamente una riforma che blocca le inchieste». Lo ha detto il presidente della Regione Calabria e vice segretario di Forza Italia Roberto Occhiuto, intervenendo a Crotone a un’iniziativa del partito per sostenere le ragioni del «Sì» al referendum sulla giustizia.
All’incontro hanno preso parte anche il vicepresidente della Camera Giorgio Mulé e il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, collegato da remoto, reduci nella stessa mattinata da un appuntamento analogo a Catanzaro. Presenti inoltre il coordinatore regionale del partito Francesco Cannizzaro e il consigliere regionale Sergio Ferrari.
«Non blocca le inchieste»
«Molti sostengono addirittura che le inchieste aumenteranno – ha aggiunto Occhiuto – trasformando il pubblico ministero in una sorta di “super poliziotto”. Le riforme non si fanno per incidere sul numero delle inchieste, ma per garantire ai cittadini un sistema giudiziario in cui il giudice sia veramente terzo».
Il governatore ha poi richiamato il tema delle correnti nella magistratura: «Negli ultimi anni abbiamo visto il forte potere di condizionamento esercitato dalle correnti nella scelta dei magistrati. Con il sorteggio questo non avverrà più».
Il nodo delle valutazioni
Occhiuto ha inoltre sottolineato come spesso le valutazioni di merito sul lavoro dei magistrati siano state applicate con scarso rigore. «Con un’Alta Corte preposta a valutarne l’operato – ha spiegato – ci sarà maggiore attenzione. È un punto di partenza per intervenire sull’amministrazione della giustizia, che spesso ha evidenziato gravi storture».
«Oggi il nostro processo prevede, almeno in linea di principio, la presenza del pubblico ministero da una parte, dell’avvocato dall’altra e di un giudice terzo. Nella realtà – ha concluso – non sempre accade così. Questa riforma si pone proprio l’obiettivo di rendere effettiva quella terzietà».
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