Rifiuti tossici, il direttore dell’Appa Ruffini respinge le accuse – Bolzano
BOLZANO. Mentre ci sono tecnici, consulenti e imprenditori altoatesini ancora in cella, in snervante attesa della decisione del giudice su una possibile scarcerazione, si va avanti con gli interrogatori. Lunedì è stato il turno di Flavio Ruffini, direttore dell’Appa e “solo” indagato nella nuova inchiesta sul traffico internazionale di rifiuti e frode in commercio. Un’operazione della Dda di Trento partita nel 2022 e culminata martedì scorso con dodici arresti, tra cui Giulio Angelucci e Andreas Marri, rispettivamente direttore e collaboratore del dipartimento Gestione rifiuti di via Amba Alagi. C’è il rischio che gli uffici provinciali possano perdere un altro “pezzo da novanta”. Ruffini, appunto. Niente meno che il direttore dell’Agenzia per l’ambiente e la tutela del clima. Su di lui pende una richiesta di sospensione dall’incarico. Ieri, accompagnato in Tribunale a Trento dagli avvocati Federico e Paolo Fava, ha respinto ogni accusa davanti al giudice Enrico Borrelli.
Le accuse e la difesa
Flavio Ruffini, secondo la Procura, avrebbe aiutato la “consorteria” – così viene definita dagli inquirenti – a “ripulire” rifiuti tossici tramite false certificazioni ed evitando i costi di smaltimento. Così le ceneri, invece di finire in discarica, sarebbero state trasformate in combustibile per il barbecue, in fertilizzanti per l’agricoltura, in prodotti per l’edilizia, generando un «concreto pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente», secondo la Direzione distrettuale antimafia di Trento. Di avviso opposto gli avvocati difensori del dirigente bolzanino, che ieri hanno presentato una memoria lunga una trentina di pagine. «Abbiamo chiesto – spiega Fava junior – di non applicare la sospensione dall’incarico principale, o in via subordinata di applicarla solo al settore rifiuti. L’Appa è strutturata in categorie autonome: l’energia, le concessioni idroelettriche, la tutela delle acque e le valutazioni di impatto ambientale, ambiti che risultano del tutto estranei alle contestazioni. L’Agenzia conta un organico di circa 150-160 dipendenti: non appare pertanto giustificabile, secondo noi, il blocco operativo di interi dipartimenti che non presentano alcun punto di contatto con questa indagine penale».
I due presunti illeciti
Due gli episodi che coinvolgerebbero Ruffini. Il primo consisterebbe nell’aver promosso l’istanza di interpello presso il ministero dell’Ambiente per ottenere un’interpretazione favorevole (le ceneri classificate come “sottoprodotto” e non come “rifiuto”) agli impianti di Lasa, Versciaco e Renon. In questo modo, secondo l’accusa, avrebbe permesso alle società di continuare ad utilizzare le ceneri per la produzione di fertilizzante e calcestruzzo. La seconda accusa contiene presunte pressioni su un chimico dell’Appa, incaricato della sicurezza delle sostanze. Avrebbe impedito allo stesso di effettuare i controlli indicati dal ministero della Sanità presso gli impianti di Versciaco e Lasa. «In realtà agli atti del procedimento – sottolinea Federico Fava – sono presenti comunicazioni scritte in cui il dottor Ruffini disponeva di fornire la massima collaborazione e di esaudire ogni richiesta proveniente dai carabinieri o dall’autorità giudiziaria». Non è chiaro, ad oggi, cosa Ruffini potrebbe avere guadagnato da questa vicenda, dal momento che non è emersa la prova di un personale tornaconto economico diretto (come il passaggio di denaro). «Il mio assistito – conclude Fava – non ha alcun legame personale con i soggetti coinvolti. Ha una collaborazione professionale con il dottor Angelucci, in quanto direttore del suo ufficio, ma ha escluso qualsiasi conoscenza diretta degli altri indagati, ad eccezione di Andreas Tappeiner. Una conoscenza che non è però riconducibile al ruolo di quest’ultimo alla società “Leeg” (coinvolta nell’inchiesta, ndr), bensì alla carica istituzionale di sindaco del Comune di Lasa da lui ricoperta in passato».
I cinque arrestati
La pm Federica Iovene, collegata online, ha dato parere favorevole a sospendere Ruffini solo dal settore rifiuti dell’Appa. Il gip, Enrico Borrelli, si è riservato. prendendosi qualche giorno di tempo. Dovrebbe arrivare oggi, invece, la decisione dello stesso giudice sulle richieste di scarcerazione di quattro arrestati. Parliamo del tecnico dell’Appa Andreas Marri, il presidente della società “Leeg” Andreas Tappeiner, Hugo Trenkwalder di Laces e Rupert Rosanelli, ex presidente Seab e oggi consulente ambientale: si trovano da una settimana in diversi istituti penitenziari del nord Italia. I loro avvocati ritengono che ci siano i margini per attenuare la misura cautelare: dal carcere ai domiciliari. In caso negativo, dovranno impugnare l’ordinanza direttamente al tribunale del riesame come già fatto da Giulio Angelucci, il quale ha optato per una strategia difensiva differente. Ma anche in questo caso i tempi non sono brevissimi: dal deposito dell’istanza di riesame alla decisione possono infatti trascorrere una decina di giorni.




