Richemont da record a Zurigo: i gioielli di lusso spingono i ricavi oltre le attese
MILANO – Richemont in the sky with diamonds annuncia una trimestrale più brillante delle attese e aggiorna il nuovo record alla Borsa di Zurigo, salendo del 6,69% a 104,8 miliardi franchi di capitalizzazione (114 miliardi di euro). Il gruppo che possiede marchi come Cartier e Iwc tra aprile e giugno ha registrato un aumento del fatturato a 6,3 miliardi di franchi (+17% in valore assoluto e +20% a parità di cambi), trainato dal settore della gioielleria di lusso (+21% a 4,7 miliardi) con i ricavi della divisione orologi comunque in crescita del 6% a 873 milioni. Il Giappone ha registrato il balzo più significativo (+26%), con le Americhe al secondo posto (+27%) e a seguire l’Asia (+21%, l’Europa 8+11%) e solo il Medio Oriente (+3%), funestato dalla guerra in Iran.
Il valore di diamanti, oro e design
Le stime degli analisti si fermavano a un progresso delle vendite di Richemont dell’11%, anche perché non solo la geopolitica ha frenato la crescita di alcune aree promettenti come Dubai e gli Emirati, ma pure le quotazioni dei diamanti in particolare, ma anche dell’oro (sceso a 4mila dollari l’oncia dai massimi di oltre 5mila dollari), hanno ripiegato rispetto allo stesso periodo di un anno fa.


Il gruppo guidato da Johann Rupert ha invece fatto meglio delle attese, a prescindere dal fatto che il valore nominale di pietre e metallo giallo sia diminuito. Un fattore che dimostra per i gioielli quello che da anni è noto per l’abbigliamento e gli accessori, ovvero che il design e la fattura hanno un prezzo che va oltre il costo delle materie prime per realizzarlo. Non a caso l’altissima gioielleria di Richemont, tra cui oltre Cartier, Van Cleef & Arpels – ma anche marchi italiani come Buccellati e Vhernier – hanno fatto addirittura meglio di altre categorie come le penne di Montblanc, o gli orologi di Jaeger-LeCoultre e Panerai.
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