Reggio Calabria, droga nella zona Sud: i rapporti tra la comunità Rom e la ‘ndrangheta
Una scarcerazione – concessi gli arresti domiciliari a Jessika Izzo, difesa dall’avvocato Alberto Marrara – ed una serie di conferme. Anche nella seconda udienza davanti al Tribunale della libertà si rivela solida, e ben ferrata, la tesi accusatoria sostenuta nei confronti di capi, gregari, seconde linee, fiancheggiatori e fornitori della piazza dello spaccio del rione Marconi. La rete del narcotraffico che aveva nella ormai famosa “Saletta” di via Sbarre Superiori (esattamente alle spalle del rione Marconi) gestiva la principale vendita di stupefacenti di Reggio sud. Questa la linea sostenuta anche davanti ai giudici del Riesame dalla Procura e dagli investigatori dell’Arma dei Carabinieri che hanno chiesto ed ottenuto 32 misure cautelari in carcere.
Confermata la solidità dell’impianto accusatorio
Anche la seconda valutazione del Tribunale del Riesame, come fatto in perfetta sintonia a conclusione della prima discussione, ha quindi ribadito la solidità dell’impianto accusatorio. I delitti contestati, a vario titolo, sono associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, violazione alle disposizioni in materia di armi; numerose aggravanti, tra cui l’induzione a commettere reati di persone dedite all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope; «la consegna, o comunque la destinazione, di sostanza stupefacente a minorenni (di anni 18 e di anni 14), a persone in stato di infermità, o comunque di deficienza psichica» e la prossimità della piazza di spaccio ad una scuola primaria.
I collegamenti con i clan
Tanti i collegamenti e gli intrecci criminali con i clan mafiosi di Reggio sud ma non è contestata l’aggravante dell’agevolazione alle organizzazioni mafiose. Tra i capitoli del corposo carteggio investigativo non mancano gli scenari mafiosi, tra cui il via libera alla gestione della piazza dello spaccio o la cospicua disponibilità di armi. Scenari criminali su cui si sono espressi i magistrati della Dda: «Dalle intercettazioni emerge che qualcuno si vantasse pure di essere stato affiliato alle cosche».
Il riferimento alla comunità rom
Come già emerso in parallele indagini del pool antimafia di Reggio è un dato ormai puntuale come «la ’ndrangheta affili e inserisca tra i suoi ranghi esponenti della comunità rom, alcuni dei quali vanno ben oltre l’essere mera manovalanza ma assumono cariche e doti degne di rilievo».
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