Umbria

Referendum, Porena: «Esperienza che temo scoraggi nuovi tentativi di riforma»

di Maurizio Troccoli

Il significato del responso degli elettori umbri prova a tratteggiarlo Daniele Porena, giurista e docente di Diritto Costituzionale all’università di Perugia, eletto di recente come consigliere laico nel Consiglio superiore della magistratura, di recente candidato alla carica di rettore e promotore del comitato referendario per il Si in Umbria.

Professore, quale impressione le danno i risultati umbri?
«Se devo sintetizzare, il divario in Umbria mi sembra più leggero rispetto alla media nazionale e regionale. Tra le regioni dove ha perso di meno, l’Umbria registra circa 14.000 voti in ballo, quindi 7.000 voti che passano da un parere all’altro possono stravolgere il risultato. Questo è, in estrema sintesi, il quadro».

Cosa spiega secondo lei questo margine così stretto rispetto ad altre realtà?
«Veramente non saprei dirlo su due piedi. Probabilmente c’è stata una campagna di informazione più estesa, ma non ho elementi precisi per fornire una spiegazione certa».

Lei era del fronte del Sì: quali sono le prime impressioni alla luce del risultato?
«Mi aspettavo un risultato robusto per il No, dato che sindacati e partiti della sinistra si erano mobilitati e sono radicati nella regione. Il risultato finale è stato leggermente inferiore alle mie aspettative, ma non sorprendente».

Ritiene che la tornata referendaria sia stata politicamente caratterizzata?
«Sì, purtroppo la campagna è stata politicizzata, il che ha distolto l’attenzione dal merito del quesito e l’ha concentrata su valutazioni di tipo politico, poco legate al testo della riforma. La complessità tecnica del quesito, unita alla molteplicità di temi inseriti nel dibattito, ha reso tutto più complicato».

Quanto le sono sembrate opportune le reazioni di alcuni magistrati?
«Il comportamento degli ambienti legati alla giustizia, magistrati e avvocati, è stato caratterizzato da grande passione e partecipazione. Probabilmente alcune reazioni eccessivamente festose avrebbero richiesto maggiore continenza, senza tuttavia sminuire l’interesse dimostrato».

Secondo lei, il sostegno trasversale ad alcune ragioni del Sì può lasciare spazio a futuri tentativi di riforma?
«Questo è un tema complesso. Alcune esperienze riformiste passate hanno mostrato che chi tenta cambiamenti si è spesso “scottato”. Il timore è che questa vicenda possa scoraggiare ulteriori tentativi nel futuro».

Potrebbe essere un messaggio agli attori politici?
«Sì, chiaramente più ampia è l’intesa parlamentare, meno rischi ci sono di strumentalizzazioni politiche. Coinvolgere la Costituzione richiede un accordo il più ampio possibile. La dinamica di questo referendum ha mostrato come prevalga l’istinto politico sulle proposte condivise, con divisioni tra centrodestra e centrosinistra anche su punti molto simili».

Quali insegnamenti dovrebbe trarre la politica da questa esperienza?
«Non credo di essere in grado di impartire insegnamenti ai politici. Posso solo osservare come, di fatto, la dinamica elettorale evidenzi la necessità di maggiore condivisione e di confronto responsabile».

E il comportamento dei giovani in questo referendum?
«Per quanto riguarda l’Umbria, non conosco i dati dettagliati per fasce generazionali, ma la partecipazione complessiva è stata alta, probabilmente superiore alla media nazionale. Questo conferma un atteggiamento diligente degli elettori umbri, probabilmente legato a un attaccamento civico più spiccato».

In chiusura, quale messaggio lascia ai due principali schieramenti politici?
«Entrambi, centrodestra e centrosinistra, credo rifletteranno ognuno per parte propria e mi auguro che si possano proporre nuovi tentativi di riforma».

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