Umbria

rapine, coltelli, violenza e lesioni


Lame facili tra i giovanissimi. Un fenomeno che non risparmia l’Umbria né tanto meno Perugia. Lame facili, come coltelli da cucina che si possono comprare ovunque senza controllo, ma che possono diventare armi letali. Armi usate senza troppe remore, sempre più frequentemente e da ragazzi sempre più giovani. 

L’omicidio di Hekuran Cumani

“Regolamento” di conti, rivalità, un semplice sguardo di troppo. Una battuta sul calcio, come nel caso della rissa nel corso della quale, a Perugia, lo scorso ottobre, è stato ucciso Hekuran Cumani, 23 anni, arrivato da Fabriano per passare una serata con gli amici al 100Dieci e, invece di andare a fare colazione, ha trovato la morte nel parcheggio dell’Università. Ucciso da un solo fendente al cuore. L’arma che lo ha ucciso di fatto non è stata trovata. Si ipotizzava un coltello rinvenuto nel Tevere, ma le risultanze degli accertamenti scientifici non avevano evidenziato sangue della vittima, tanto da escludere che fosse stato usato. Un coltello da cucina, invece, è stato sequestrato dalla squadra mobile. 

Perugia e le baby gang

Ma al di là del caso specifico, quello che allarma maggiormente gli inquirenti, un allarme che la Procura generale ha ribadito anche in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, è il crescente coinvolgimento in episodi violenti, di ragazzi sempre più giovani, anche molto spesso minorenni. Minori che rapinano coetanei, che li minacciano con una lama per prendersi il cellulare e pochi spicci, o per dimostrare di essere il più forte. Diversi, nel corso dei mesi scorsi, le rapine o i furti avvenuti, per esempio, alla fermata del Minimetrò nella zona dello stadio, dove non di rado sono stati segnalati coltelli usati per minacciare. 

Il rapporto di Save the Children

Save the Children ha messo in fila gli episodi che si sono verificati negli ultimi mesi. In particolare, rileva l’associazione, in Umbria, sono 34 i minori segnalati nel primo semestre 2025 per rapina più di quelli segnalati nell’intero 2024 (31) e in crescita rispetto al 2014 (16), 37 per lesioni personali (75 nel 2024 rispetto ai 38 del 2014), e 14 per porto abusivo d’armi (15 nel 2024 in aumento rispetto ai 9 del 2014). Tra il 2014 e il 2024 è aumentata l’incidenza di minori segnalati per lesioni personali (+1,05 ogni mille abitanti tra i 14 e i 17 anni), rapina (+0,42 ogni mille abitanti tra i 14 e i 17 anni) e rissa (+0,32 ogni mille abitanti tra i 14 e i 17 anni). I minori segnalati per il reato di rapina sono l’1,05 del totale della popolazione tra i 14 e i 17 anni, lo 0,43 ogni mille quelli segnalati per porto d’armi, l’1,14 ogni mille per lesioni personali e lo 0,46 ogni mille per minacce.

Sono aumentate rapine, risse e lesioni personali, con un’efferatezza “apparentemente insensata” che nasconde fragilità emotive diffuse e un progressivo svuotamento affettivo. Sebbene la violenza oggi appaia sempre più armata, sottolinea Save the Children, con l’uso di pistole, coltelli e armi improprie, gli adolescenti sono sempre più “disarmati” di fronte a nuove fragilità psicologiche e relazionali, spaventati da un mondo esterno che considerano pericoloso, imprevedibile, segnato da conflitti e violenze all’interno delle famiglie e nella società, con casi di autolesionismo e tentati suicidi e, in alcuni casi, uso di sostanze e dipendenze. Preoccupa, inoltre, la crescita nel 2025 di minori denunciati o arrestati per associazione mafiosa in alcuni territori.

Inoltre i dati nazionali fotografano una maggiore diffusione delle armi tra i minori – anche improprie – con un aumento da 778 a 1.946 dal 2019 al 2024 dei minori segnalati per porto abusivo di armi o oggetti atti ad offendere e un picco di 1.096 nel primo semestre del 2025. I giovani intervistati per questa ricerca raccontano che girare armati fa sentire “più sicuri”, ma a volte anche “più nervosi”, altri lo fanno per status o come simbolo di potere. La crescita riguarda quasi tutte le regioni e, tra le città metropolitane, si segnalano Napoli (che passa da 59 nel 2019 a 152 nel 2024), Milano (da 43 a 150), Roma (da 32 a 96), Bologna (da 21 a 88) e Torino (da 31 a 82)A preoccupare, quindi, è la normalizzazione dell’utilizzo del coltello che, a prescindere dalle motivazioni, espone i ragazzi, più che in passato, al rischio di andare incontro a un’escalation di violenza. Spesso tra i giovani che escono di casa armati si crea un “cortocircuito della paura”: la paura porta all’esigenza di difendersi, di fare paura, di armarsi, esponendosi al rischio di fare o farsi male.“Per prevenire e affrontare il complesso fenomeno della violenza giovanile è fondamentale un cambio di prospettiva da parte del mondo adulto, che spesso fatica ad ascoltare davvero i giovani e a coglierne i bisogni più profondi”, dichiara Antonella Inverno, Responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children.  

“Violenza fenomeno alimentato dai vuoti”

“Da questo viaggio tra le voci ‘disarmate’ di ragazze e ragazzi che attraversa tutto il Paese, emerge chiaramente come la violenza sia un fenomeno alimentato da vuoti educativi, solitudine, mancanza di spazi e di opportunità di crescita. Di fronte a questo scenario, un approccio emergenziale che fa della punizione e del controllo gli strumenti principali – quasi gli unici – per prevenire e affrontare la violenza minorile non è coerente con il superiore interesse del minore né in linea con i principi del diritto minorile, ma rischia fortemente di risultare inefficace. È necessario coinvolgere minori e giovani adulti in percorsi di responsabilizzazione in grado di rendere evidenti le conseguenze dei comportamenti violenti, avere uno sguardo attento ai bisogni, ai vissuti e alle potenzialità di ragazzi e ragazze e avere una reale disponibilità ad ascoltarli e a metterli nelle condizioni di partecipare alla vita sociale. Questo cambio di prospettiva da parte del mondo adulto deve essere accompagnato da un forte impegno istituzionale, con un chiaro obiettivo: garantire il benessere di bambini, bambine e adolescenti e, di conseguenza, agire preventivamente su quei fattori che possono alimentare la violenza”.


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