«Ragazzini sempre più violenti nei rapporti sentimentali, il controllo è ossessivo»

di Murizio Troccoli
Alla vigilia di San Valentino, mentre in Italia si celebra l’amore, il nuovo rapporto di Save the Children intitolato “Stavo solo scherzando” fotografa un quadro inquietante delle relazioni sentimentali tra i giovanissimi: comportamenti violenti, controllo ossessivo e aggressioni che troppo spesso vengono considerati normali. Secondo l’indagine realizzata con Ipsos Doxa su circa mille adolescenti tra i 14 e i 18 anni, un ragazzo su quattro è stato spaventato almeno una volta con atteggiamenti violenti dalla persona con cui ha o ha avuto una relazione, e oltre uno su tre ha subito linguaggio violento come insulti e grida. Anche pressioni per inviare foto intime e richieste di controllo sui social raggiungono livelli preoccupanti.
Se non esistono ancora dati specifici sull’incidenza diretta dei fenomeni descritti dal rapporto Save the Children per la regione Umbria, altre rilevazioni già indicano segnali di allarme nel comportamento giovanile e nelle dinamiche di violenza tra coetanei. Secondo dati precedenti basati su rilevazioni Istat, in Umbria oltre 19 mila adolescenti tra 15 e 19 anni sono stati coinvolti almeno una volta in una rissa, con una percentuale (46,6%) tra le più elevate a livello nazionale per questa fascia d’età.
La popolazione umbra comprende circa 41.000 giovani tra i 15 e i 19 anni (dato Istat al 1º gennaio 2025), una quota significativa nell’ambito dei circa 90.000 residenti complessivi tra i 10 e i 19 anni. Se questi adolescenti si trovano a vivere dinamiche di conflitto tra pari fuori dalla sfera affettiva, il rischio che atteggiamenti aggressivi si trasferiscano anche nelle relazioni sentimentali, come evidenziato dal rapporto nazionale, non è da escludere e richiede attenzione da parte dei servizi territoriali.
Un ulteriore indicatore di tensione nel contesto umbro è dato dalle chiamate al numero antiviolenza 1522, che negli anni recenti mostrano un trend in crescita nella regione. Nella provincia di Perugia le chiamate al servizio di supporto sono passate da circa 1,25 a 1,97 per 10.000 abitanti, mentre nella provincia di Terni il dato è raddoppiato da 0,98 a 2 chiamate per 10.000 abitanti. Pur riferendosi prevalentemente a donne vittime di violenza, questi numeri indicano una maggiore propensione a cercare aiuto, un segnale positivo che tuttavia riflette anche un maggior bisogno di servizi.
Il rapporto Save the Children sottolinea come siano soprattutto le ragazze a pagare il prezzo più alto: catcalling in strada, insicurezza nello spazio pubblico e percezione di pericolo nei mezzi di trasporto sono esperienze comuni per oltre il 60% delle intervistate. Inoltre, quasi la metà delle ragazze evita di prendere mezzi pubblici la sera da sola, una strategia di autoprotezione che si traduce in una limitazione della libertà personale.
Queste dinamiche si sovrappongono ai dati regionali più ampi sulla violenza di genere, che in Umbria vengono monitorati dall’Osservatorio regionale sulla violenza degli uomini contro le donne e supportati da servizi come la rete antiviolenza Serena, istituita con la legge regionale sulle politiche di genere.
Secondo il rapporto nazionale, il contesto familiare conflittuale è un fattore che aumenta la probabilità che un adolescente sia vittima o autore di comportamenti violenti o di controllo nelle relazioni affettive, con percentuali più elevate tra chi vive in famiglie segnate da tensioni.
In Umbria, pur senza dati specifici sulle relazioni sentimentali degli adolescenti, le reti sociali e i servizi locali — tra cui centri antiviolenza, sportelli di ascolto e iniziative nelle scuole — sono chiamati a intercettare segnali precoci di disagio. Il ruolo delle istituzioni locali (Comuni come Perugia e Terni) risulta fondamentale nel coordinare interventi di sensibilizzazione e formazione per giovani e famiglie, in linea con le politiche regionali di prevenzione.
A livello nazionale l’indagine di Save the Children mostra segnali contrastanti: la consapevolezza da parte degli adolescenti sull’importanza del consenso e sul rifiuto di atteggiamenti di controllo è cresciuta rispetto a due anni fa, ma questo non si traduce ancora in un cambiamento reale dei comportamenti. Percentuali di violenza e controllo sono in aumento rispetto alle rilevazioni precedenti, un dato che apre interrogativi anche sulle condizioni sociali e educative in cui vivono i giovani.
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