Quel chilometro di bontà – Torino Oggi

I santi Giovanni Bosco, Giuseppe Cafasso, Benedetto Cottolengo, Leonardo Murialdo e Giuseppe Allamano. I venerabili marchesi Giulia e Carlo Tancredi di Barolo. Le loro sono opere sono ancora oggi viva testimonianza di carità in quel chilometro quadrato che comprende la Piccola Casa della Divina Provvidenza-Cottolengo, il Santuario della Consolata, il Palazzo e il Distretto Sociale Barolo, il Collegio Artigianelli, la Basilica e il complesso salesiano di Maria Ausiliatrice.
Tutto racchiuso in un “Kmq della carità”, un’area nel quartiere Valdocco di Torino dove, nel corso del XIX secolo e nel primo quarto del Novecento, vi furono religiosi e laici che operarono concretamente per aiutare coloro che abitavano i gradini più bassi della scala sociale. Figure che hanno lasciato, alla città e al mondo intero, un’enorme eredità materiale e di grandi valori umani e universali.
Come e perchè accadde questo miracolo di bontà in questo fascio di strette viuzze nel centro di Torino in una manciata di anni? Se lo domandano in molti e da molto tempo.
Ebbene, raccogliendo l’idea-provocazione dell’arcivescovo di Torino, cardinal Roberto Repole, la Regione Piemonte, il Comune di Torino, le fondazioni bancarie cittadine si sono fatti promotori della candidatura di quel “Km quadrato della Carità” affinchè diventi Patrimonio Unesco.
Pompei, le Dolomiti, Langhe-Monferrato-Roero, ma anche la Cucina Italiana e l’arte del pizzaiolo, tanto per citare qualche esempio, sono già stati dichiarati Patrimonio Unesco. E’ quantomeno legittimo proporre questo fenomeno eccezionale (e, per chi crede, miracoloso) che è il nostro concentrato di bontà, misericordia, carità.
Per questo sosterremo la candidatura del “km quadrato della carità” a Patrimonio Unesco, in tutti i modi e con tutte le energie che abbiamo.
Anche con la preghiera che fu il vero carburante di tanta bontà.




